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Orange Wine: la nuova moda dei vini arancioni sta per tornare in Italia

Molto atteso il ritorno in Italia degli Orange Wine, che debutteranno ufficialmente nel nostro Paese durante la prossima edizione del Vinitaly 2020. Nonostante il trend in ascesa in California e Regno Unito, gli Orange Wine erano già noti in Italia da epoche remote. Ecco cosa sono e perché c’è tanta attesa per il loro ritorno.


Gli Orange Wine sono tra i vini di tendenza più attesi del 2020, tornati alla ribalta grazie all’inteso clamore mediatico scaturito dal loro prossimo ritorno in Italia. Un vino raffinato, sicuramente in grado di distinguersi rispetto alla massa. L’Orange Wine è divenuto recentemente di tendenza in tutto il mondo, specie nei paesi di matrice anglosassone e in California, dove la sua produzione ha ormai assunto i caratteri di un vero e proprio boom, al pari del prosecco nostrano.

In Europa, il rilancio di questi vini parte da Londra, capitale cosmopolita che da sempre detta legge nell’enogastronomia a livello globale, dove la moda degli Orange Wine ha quasi monopolizzato le carte dei vini dei wine bar del West End, che hanno conquistato il palato dei cockney e non solo il loro.

In realtà la produzione europea di vini arancioni è nota sin da epoche remotissime. In Italia, in particolare nella zona del nord-est (Veneto e Friuli), viene prodotto utilizzando uvaggi di Ribolla, Pignolo, Chardonnay e Durella. Molto più celebre è però in Slovenia, dove ogni anno è dedicato ai vini arancioni l’ “Orange Wine Festival”, tutto incentrato su questo prodotto.

A interessare, però, è il rilancio degli Orange Wine provenienti da oltre oceano, che debutteranno ufficialmente in Europa quest’anno, all’interno della nuova edizione del Vinitaly 2020. Una presenza molto attesa, che negli ultimi mesi ha generato un notevole buzz mediatico su riviste specializzate e di settore.

Cosa sono gli Orange Wine

Si tratta di vini ottenuti impiegando esclusivamente uve a bacca bianca seguendo un processo di vinificazione solitamente utilizzato per i rossi, che prevede la macerazione delle bucce degli acini per lungo periodo. La durata della macerazione del mosto prevede un periodo variabile che può durare da qualche giorno a diversi mesi.

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Questo processo dona al vino un caratteristico colore aranciato, insieme ad un bouquet unico, complesso e gradevole assieme, tanto al naso quanto al palato. Il merito è delle bucce che cedono gradualmente e armoniosamente le sostanze in esse contenute, restituendo un vino più tannico e ricco di polifenoli, sostanze aromatiche e proteiche.

Caratteristiche che rendono gli Orange Wine differenti da ogni altro bianco o rosso, non solo dal punto di vista visivo, ma anche olfattivo e strutturale.

Il contatto prolungato fra mosto, bucce, fecce sottili, lieviti e batteri lattici (che esaurito il loro compito si depositano sul fondo cedendo lentamente le loro proteine) consente l’estrazione di sostanze principalmente polifenoliche, aromatiche e proteiche che regalano il caratteristico giallo carico (orange appunto), ed una ottima corposità, che promette ottimi risultati anche all’invecchiamento.

Questo procedimento, in cui è il tempo l’alleato più prezioso, era stato pressoché dimenticato con l’arrivo di nuove tecnologie caratterizzate dall’impiego di macchinari nati per eliminare le bucce in maniera rapida allo scopo di accelerare la produzione delle cantine.

Fortunatamente l’antica tradizione contadina, da sempre custode dell’insostituibile valore del tempo, ha permesso che questa pratica resistesse, pur rimanendo a lungo minoritaria.

Così è accaduto tanto in Georgia, terra dove la vinificazione ha una storia antica e gloriosa quanto in Italia, dove piccole produzioni hanno resistito in molte regioni: Friuli, Emilia, Veneto e Liguria.

Orange Wine: produzione, abbinamenti e servizio

Per la produzione degli Orange Wine si prediligono uve bianche derivanti da coltivazioni biologiche o biodinamiche, in cui è prevista la riduzione al minimo dell’uso di sostanze chimiche o altri addizionali artificiali.

Grande attenzione ecologica è quindi destinata a questi capolavori del beverage, che hanno tra i loro alleati la natura e il tempo, ma che senza dubbio sono maggiormente esposti al rischio di fenomeni ossidativi responsabili talora di note spiacevoli all’olfatto.

Cura e pazienza devono, pertanto, essere riservate agli Orange Wine, nei quali tutto quello che è sulle bucce si ritrova nel nel bene e nel male nel vino stesso e nel suo sapore. Gli Orange sono certamente adatti a medi e lunghi invecchiamenti, in grado di esaltarne il potenziale aromatico ed il bouquet inconfondibile.

Perfetti in abbinamento con cucina asiatica, giapponese, cinese, affiancano senza offuscare pesci cotti, crudi o affumicati, ma anche carni bianche, o carni dal sapore più deciso come quella di agnello o capretto. Gradito anche ai vegetariani, l’Orange Wine è ottimo accanto a zuppe mediterranee o a piatti elaborati quali, ad esempio, la parmigiana di melanzane o croccanti fritture orientali come tempura di verdure miste.

Questi vini vanno serviti intorno ai 15°, possibilmente lasciandoli respirare ricordandosi di aprire la bottiglia una trentina di minuti prima di metterla in tavola.

Gli Orange sono più complessi e strutturati della quasi totalità di vini bianchi e rosati e questo è dovuto alla maggiore concentrazione di tannini. Presentano sentori erbacei o fruttati, ma si distinguono anche per freschezza e sapidità. Naturalmente la durata della macerazione e il vitigno fanno la differenza e originano Orange Wine anche molto diversi tra loro al palato.

Orange Wine: dove trovarli in Italia

Se sei alla ricerca di Orange Wine o altri vini di tendenza per aggiornare la carta dei vini del tuo locale rivolgiti agli esperti di Esploravino: siamo fornitori di vini italiani e internazionali, con un’ampia selezione di etichette e un servizio esclusivo di conto vendita e reso dei prodotti senza spese per il cliente.

La rete commerciale di Esploravino è composta da operatori di settore in grado di consigliarti e affiancarti nella creazione, o nel rinnovo, di una carta dei vini sempre sul pezzo, in linea con il tuo menù e con le richieste di mercato.

Scrivici per avere maggiori informazioni sui nostri servizi di fornitura vini per il settore HoReCa.

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Vini di tendenza 2020: cosa berremo quest’anno?

Vini alla canapa, arancioni, vegani e biodinamici: quali saranno i nuovi vini italiani di tendenza nel 2020 e quali sono quelli cresciuti maggiormente lo scorso anno.


Il 2019 è stato (quasi) universalmente l’anno dell’ambiente. Un trend che rimbalza di settore in settore e anche in quello dei vini ha iniziato a farsi notare. Crescono, per produzione, esportazione e consumo, i vini vegani, biodinamici e “naturali”, o aromatizzati con superfood come la canapa.

Dagli States, inoltre, arriva una nuova, attesissima, novità: i vini arancioni, che in Italia debutteranno (o meglio, torneranno, come vedremo meglio in seguito) per il Vinitaly 2020.

Allo stesso modo, cresce il consumo di prosecco italiano che, secondo gli esperti, proprio quest’anno potrebbe superare lo champagne, e quello dei vini Low ABV, cioè di bassa gradazione alcolica.

Insomma, tante novità e spunti per aggiornare la propria carta dei vini all’insegna dei prodotti più di tendenza. Ma un buon restaurant manager sa che, per vendere, è necessario saper comunicare il prodotto raccontandolo alla clientela in modo da incuriosirla. Vediamo allora in dettaglio quali sono i nuovi vini di tendenza e le loro caratteristiche.

Vini vegani: cosa sono e come riconoscerli

Solo fino a un paio di anni fa erano totalmente sconosciuti al pubblico. Oggi, i vini vegani rappresentano una tendenza tale da aver interessato cantine produttrici di grandi vini italiani come il Lambrusco, il Chianti o il Negramaro (fino al prosecco vegano) che hanno iniziato a commercializzarli. Sulla medesima scia è iniziata la sperimentazione di birra vegana e, addirittura, olio.

Paranoia o follia di mercato? Poco importa se è il pubblico a chiederlo e, soprattutto, se non fa male all’ambiente. E i vini vegani rispecchiano entrambe queste caratteristiche.

La loro peculiarità sta, in sostanza, nel non-impiego di coadiuvanti tecnologici derivati da animali (albumina d’uovo, caseina, colla d’ossa o di pesce, gelatina animale) utilizzati nel processo di produzione. Questi ingredienti vengono spesso impiegati come sostanza purificatrici, in grado cioè di donare al vino maggiore limpidezza e un aspetto più “puro”.

Erroneamente si crede che i vini vegani non contengano solfiti ma, non essendo questi di origine animale, possono essere liberamente impiegati nella produzione del vino, così come avviene a norma di legge. Certo è che, solitamente, chi produce vino vegano lo fa perché più sensibile o attento nei confronti di determinate tematiche. Per questo, un vino vegano è spesso anche “naturale”, biologico, organico o biodinamico. Basta leggere l’etichetta.

In merito a questo è importante sapere che la Comunità Europea non prevede un disciplinare sul vino vegano, o controlli di produzione. Pertanto, la dicitura “vegano” sull’etichetta di un vino è facoltativa e liberamente utilizzabile dal produttore. Tuttavia, è possibile riconoscere un vero vino vegano se sull’etichetta è apposto il marchio di un ente di certificazione in grado di attestarlo.

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Vini naturali, biologici e biodinamici

Anche nel caso del vino naturale non esiste una vera e propria legislazione o regolamento di produzione unanime. La sua promozione è promossa da una rete di produttori, auto-organizzati secondo un disciplinare interno.

Questo prevede che i vini siano prodotti solo con uve da agricoltura biologica, attraverso la fermentazione spontanea del mosto senza sostanze attivanti (ad eccezione di piccole quantità di anidride solforosa) e senza il ricorso ad altre sostanze invasive.

La differenza tra vini naturali e biologici sta proprio nel processo di produzione, nonostante spesso le due diciture siano correlate, insieme a quella dei vini biodinamici. Questi ultimi rappresentano un’evoluzione del biologico che, oltre a non prevedere l’impiego di pesticidi e sostanze coadiuvanti, rispetta una visione cosiddetta “antroposofica” della coltivazione della vite, con anticrittogamici e concimi di sola origine organica e rispetto per i cicli delle stagioni, delle fasi lunari e dei ritmi della terra.

Vini arancioni: la novità del 2020

Rappresentano una delle più grandi rivelazioni del mercato vinicolo 2020, ma in realtà la loro produzione è plurimillenaria e, da tempi antichissimi, diffusa anche in Italia. Tornati alla ribalta dopo il grande successo ottenuto sul mercato californiano, gli Orange Wines si preparano per un ritorno in Europa in pompa magna, in occasione dell’edizione 2020 del Vinitaly.

Si tratta, in sostanza, di vini bianchi vinificati come rossi, lasciando fermentare il prodotto con le bucce in infusione. Fresco e di bassa acidità, il vino arancione è apprezzato soprattutto per essere un buon vino da tavola, in grado di abbinarsi in modo pregevole con piatti anche molto diversi tra loro.

Anticamente prodotto nel Nord Italia e in Slovenia, dove esiste da anni un “Orange Wine Festival”, il vino arancione costituisce forse la più interessante novità di quest’anno, anche a fronte del fortissimo buzz che ha accompagnato il suo ritorno sul mercato.

Vino aromatizzato alla canapa: un primato tutto italiano

Ha iniziato a diffondersi negli USA con la legalizzazione della cannabis in diversi Stati, ma il suo primato in Europa appartiene ad un’azienda italiana: la marchigiana Cantina Monte Schiavo. Sua è infatti l’intuizione di produrre il primo Verdicchio aromatizzato alla canapa, in collaborazione con un’altra azienda agricola delle Marche, Canapa Verde, che coltiva e commercializza canapa ad uso alimentare.

Il risultato è un vino dagli spiccati sentori arborinati, ideale per accompagnare salumi e formaggi, primi piatti a base di carne o ben strutturati. È però importante sapere che, almeno per la legge italiana, questo prodotto non può essere definito vino, ma “bevanda aromatizzata alla canapa”, che in termini commerciali è qualcosa di molto diverso.

Cerchi vini particolari o di tendenza per il tuo locale?

Se hai un ristorante, enoteca o wine bar saprai sicuramente quanto sia fondamentale l’offerta di un buon assortimento di vini e un fornitore sicuro e affidabile dal quale rifornirti.

Se desideri un servizio innovativo e davvero impeccabile prova Esploravino, l’unico fornitore che ti garantisce la migliore selezione di vini italiani e internazionali, con la possibilità di prendere le bottiglie in conto deposito, pagando solo quelle effettivamente vendute.

Questo perché, grazie ad una rete commerciale ben strutturata, Esploravino è l’unica azienda di distribuzione bevande in Italia per il settore Ho.Re.Ca in grado di garantirti un reale servizio di reso, senza costi aggiuntivi per il cliente.

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carta dei vini ristorante
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Un nuovo anno di-vino: aggiornare la carta dei vini e vini di tendenza 2020

Nuovo anno, nuovi sapori! Mantenere aggiornata la carta dei vini del tuo ristorante è una strategia vincente e molto importante. Ecco qualche consiglio per farlo in modo efficace e una stima dei vini di tendenza di del 2020.


Si è chiuso con risvolti interessanti l’ultimo rapporto Qualevita di Federvini relativo ai numeri del vino italiano 2019. Prestazioni in ascesa sia in Italia che all’estero, con un valore complessivo del settore che sale di 100.000 euro rispetto all’anno precedente.

Dati che trovano conferma anche nell’analisi divulgata dall’Osservatorio Nomisma Wine Monitor durate il Wine2Wine, evento di formazione e networking in collaborazione con Vinitaly. Entrambi gli studi parlano di un pubblico italiano sempre più alfabetizzato sul tema, ormai definitivamente votato al bere bene, anche spendendo qualcosina in più.

Cresce inoltre la formazione del pubblico straniero, con i turisti sempre più amanti del vino italiano e nuovi Paesi interessati all’importazione di vino italiano, come Polonia, Corea del Sud, Giappone, oltre ai canonici capofila del settore: Cina, Stati Uniti e Russia.

Il consumo di vino italiano cresce anche in Germania, dove sono preferiti i bianchi fermi e le bollicine, mentre cala nel Regno Unito, dove gli effetti della Brexit iniziano a farsi sentire. Questo a testimonianza di una sempre maggiore consapevolezza anche del pubblico straniero relativa alle varietà di vini italiani e ai loro abbinamenti.

Se hai un ristorante o rivendita di vini è lampante quanto sia fondamentale mantenere una carta dei vini sempre aggiornata. Per costruire una carta dei vini perfettamente bilanciata, che possa contenere al tempo stesso novità per il pubblico locale e il giusto numero di prodotti di importazione, occorre tempo e dedizione.

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Se hai bisogno di sapere come costruire una perfetta carta dei vini puoi leggere questo articolo. Se invece l’hai già fatto vediamo allora quali saranno i vini italiani di tendenza nel 2020 secondo le previsioni di Nomisma Wine Monitor che devi assolutamente conoscere per aggiornare la tua carta dei vini nell’anno venturo!

Il Prosecco supererà lo Champagne

Secondo un’indagine dell’agenzia di ricerca IWSR la crescita di bollicine, compreso lo champagne, raggiungerà quota +8,6% nel 2020, per un totale di quasi 3 miliardi di bottiglie a livello globale.

Ma ciò che più importa è che l’italianissimo prosecco potrebbe battere quest’anno il suo rivale di sempre, lo champagne, in termini di consumo. La popolarità del prosecco italiano è stata un percorso promosso da sinergie che hanno portato le colline di Conegliano e Valdobbiadene ad acquisire persino un riconoscimento UNESCO.

Ormai da qualche anno il prosecco ha guadagnato terreno su tutti i mercati internazionali, iniziando ad essere quotato in borsa e sempre più conosciuto al grande pubblico. Ed è proprio quest’ultimo a considerarlo sempre più conveniente rispetto al prodotto francese, non solo in termini di prezzo medio a bottiglia, ma anche per il quotidiano consumo a tavola.

D’altronde, com’è ormai noto, le bollicine italiane non hanno nulla da invidiare a prodotti più blasonati, e le loro performance a livello internazionale sembrano ormai confermarlo.

Vini vegani, biologici, organici e biodinamici

Il 2019 è stato l’anno che ha definitivamente consacrato la sensibilizzazione sui temi ambientali a livello globale. L’elezione della piccola Greta Thumberg a “Persona dell’Anno” sulla copertina del Time evidenzia perfettamente questo concetto. Della sempre maggiore sensibilizzazione sul tema del plastic-free ha beneficiato un indotto sempre più incentrato su prodotti sostenibili e eco-compatibili in ogni settore, e in particolar modo in quello alimentare.

Sempre più diffusi i cibi bio, vegan e a filiera corta, che spopolano ormai dagli scaffali della grande distribuzione fino ai menù dei locali di ristorazione. In quest’ottica, non potevano mancare i vini, la cui produzione di vini vegani, biodinamici e biologici schizza ad uno stellare +35%, nonostante per i primi manchi ancora una reale certificazione in grado di riconoscerli e commercializzarli a dovere.

Immancabili quindi in una carta dei vini 2020, dove una selezione di etichette ritagliate su questi standard farà sicuramente bene agli affari.

Vini arancioni e Low ABV: i nuovi trend che fanno impazzire il pubblico

Tra le novità di tendenza del 2020 troviamo i vini “Low ABV”, ovvero vini dalla gradazione alcolica più bassa (tra i 6° e gli 8,5°). Un prodotto preferito in particolar modo dai più giovani, che possono in questo modo avvicinarsi in maniera più “dolce” al consumo di vino, ma anche da chi è più sensibile agli effetti dell’alcool o attento a mantenere una dieta sana.

Inoltre, il 2020 sarà ufficialmente l’anno di debutto dei “vini arancioni” al Vinitaly. Si tratta di vini ottenuti da una prolungata macerazione delle bucce di uve bianche, che conferisce al prodotto una colorazione più scura e ambrata. Il consumo di orange wine, fino ad oggi appannaggio quasi esclusivo del mercato americano, ha da qualche tempo iniziato ad interessare anche il pubblico italiano, insieme alla riscoperta di uno dei principali vini francesi: il Cabernet Franc, oggi molto gettonato, soprattutto nel nord Italia.

Vini di tendenza 2020: come sceglierli e dove trovarli

Selezionare le etichette gradite al pubblico, in linea con il proprio menù e con un buon rapporto qualità-prezzo è frutto di un’esperienza per quale è necessaria una vita intera. Se non hai a disposizione tutto questo tempo corri ai ripari affidandoti agli esperti di Esploravino: il nuovo fornitore di vini per il settore Ho.Re.Ca che ti offre un innovativo servizio di consulenza e selezione dei migliori vini per il tuo locale, insieme ad una cantinetta informatizzata in comodato d’uso per gestirli all’interno del tuo locale.

A differenza di quasi tutti i fornitori, Esploravino ti offre la possibilità di prendere i vini in conto vendita, pagando solo le bottiglie che effettivamente venderai, insieme ad un servizio di reso del prodotto senza costi aggiuntivi.

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