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bonus covid ristoranti

Con la firma del 22 marzo scorso è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto Legge n. 41, meglio noto come “Decreto Sostegni”. Il bonus rappresenta la prima misura contributiva a fondo perduto stanziata dal governo Draghi e riservata, in parte, ad attività costrette alla chiusura a causa del Covid.

Il decreto prevede lo stanziamento di 32 miliardi euro, più ulteriori mini-bonus già stanziati o in via di apertura. Questi ultimi riguardano in particolare categorie più a rischio, come ristoratori operanti nel campo del catering per le cerimonie o attività obbligate a prolungare cassa integrazione dei propri dipendenti a causa del prolungarsi del periodo di chiusura.

Non sono, tuttavia, mancate le polemiche dal momento che, la stessa FIPE, ha dichiarato l’ammontare della misura “troppo esiguo” rispetto alle reali necessità del settore. Settore che, nel solo 2020, ha registrato perdite (secondo la stessa associazione) per 37,5 miliardi di euro: 5,7 miliardi di euro in più della cifra complessiva stanziata dal governo, da ripartire con altre 4 categorie di lavoratori a rischio.

Una misura che, sempre la FIPE, ha dichiarato “basterà a pagare solo un mese d’affitto”, coerentemente con le previsioni del governo che ha stimato rimborsi medi di 1.500 / 2.000 per singolo richiedente, sulla base di 6 milioni di esercenti aventi diritto.

Cosa pensi del nuovo Decreto?
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Decreto Sostegni: a chi spetta e cosa prevede

Come dichiarato dalla stessa Agenzia delle Entrate:

“L’importo del contributo a fondo perduto è commisurato alla diminuzione verificatasi confrontando la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 (anno dell’emergenza Covid-19) e la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 (anno in cui sussistevano condizioni ordinarie).”

Il richiedente del contributo deve aver registrato un calo di fatturato pari o superiore al 30% tra l’anno 2019 e 2020. Il contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Sostegni consente rimborsi:

  • del 60% della perdita per fatturati inferiori a 100mila euro;
  • del 50% per fatturati tra 100mila e 400mila euro;
  • del 40% per fatturati tra 400mila e un milione di euro;
  • del 30% tra un milione e 5 milioni di euro;
  • del 20% tra 5 milioni e 10 milioni di euro.

Non possono richiedere il contributo professionisti o società che abbiano fatturato importi superiori a 10 milioni di euro nel 2020. Il contributo minimo per singola richiesta non può essere inferiore a 1.000 euro per persone fisiche e 2.000 per società, o sforare il tetto massimo di 150.000 euro per singola richiesta.

Decreto Sostegni: come fare domanda [procedura guidata]

Con una nota allegata alla presentazione della misura, il governo ha fatto sapere di aver semplificato la procedura di invio della domanda sul sito dell’Ente, potenziandone contestualmente sicurezza e “tenuta”, dopo i numerosi crash verificatisi in passato.

In una circolare, l’Agenzia delle Entrate ha aggiunto come siano necessari solo 10 minuti per completare la richiesta del contributo.

Per inoltrare la domanda è necessario collegarsi alla sezione Fatture e Corrispettivi” del sito dell’Agenzia delle Entrate. Una volta eseguito l’accesso con le proprie credenziali digitali (CIE, SPID, CNS, Entratel o Fisconline), o create di nuove, è possibile cliccare sul link “Servizi per compilare e trasmettere l’istanza” nella sezione “Contributo a Fondo Perduto” presente in home page.

Il form successivo è dedicato alla compilazione dell’istanza, ovvero all’inserimento dati necessari a richiedere il contributo. In questa sezione andranno inseriti i corrispettivi delle due annualità (2019 – 2020), la precedente acquisizione di bonus per la ristorazione (come quelli del Decreto Rilancio, promossi dal precedente Governo Conte), codice fiscale del soggetto richiedente e iban per l’accredito del contributo.

Una volta terminato l’inserimento, verifica con cura le informazioni e clicca sul pulsante “Invia istanza” per concludere la procedura. A seguito dell’invio, puoi scegliere di stampare un riepilogo delle informazioni inserite.

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Una volta trasmessa l’istanza, l’Agenzia delle Entrate invierà al richiedente un messaggio con il codice di protocollo telematico assegnato alla domanda.

È molto importante memorizzare o conservare questo codice, che può essere richiesto all’abbisogna.

Se la richiesta del contributo è andata a buon fine si riceverà, inoltre, un messaggio di “presa in carico dell’istanza”. Contrariamente, se alcuni dati come codice fiscale, partita iva o altro non combaciano o sono errati, potrebbe verificarsi la ricezione di un messaggio di “scarto”, ossia di non accettazione della domanda.

Se a seguito dell’invio della domanda il contribuente si accorge di aver commesso qualche errore, è possibile trasmettere una istanza sostitutiva. Tale possibilità è consentita solo fino al momento del riconoscimento del contributo, il cui esito è esposto nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi “Contributo a fondo perduto – Consultazione esito”. Dopo tale momento, non è più possibile inviare un’istanza sostitutiva.

Sito Agenzia delle Entrate

Accedendo alla sezione “Fatture e Corrispettivi” del sito sarà sempre possibile controllare lo sviluppo della domanda inoltrata.

Bonus Covid per la ristorazione: novità 2021

Tra le altre novità che riguardano i bonus ristorazione 2021 vi è senza dubbio quella legata al Decreto Sostegni, che non prevede più l’assegnazione a codici ATECO specifici, come i passati bonus Covid, ma è aperto a partite IVA di tutte le categorie interessate.

Altre novità riguardano la possibile applicazione di una pace fiscale per cartelle esattoriali inferiori a 5.000 euro emesse dal 2000 al 2011. Proposta, attualmente, ancora al vaglio del governo. Confermata, invece, la cassa integrazione fino a fino anno per gli aventi diritto, per la quale sono già state stanziate risorse per 3,3 miliardi di euro.

Ulteriori 200 milioni di euro sono stati previsti per imprese che operano nel settore delle cerimonie con catering e servizi affini. Le risorse saranno ripartite nei prossimi mesi dalle regioni.

Confermato, infine, lo stop alla tassazione per occupazione di suolo pubblico fino al 30 giugno, con proroga alla fine dell’anno anche per il termine di presentazione di nuove domande.

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