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covid locali pubblici

In piena quarta ondata e alle porte della stagione invernale, l’emergenza Covid è tornata pesantemente a far sentire la propria presenza in Europa e nel resto del mondo. Crescono i contagi e, con loro, misure e strategie per arginarli, a cominciare dall’applicazione – più o meno diffusa – del certificato verde per l’ingresso in locali pubblici.

Una questione che in Italia, negli ultimi due anni, ha condizionato a fasi alterne il lavoro di ristoratori e titolari di attività di somministrazione, alle prese nuove regole, normative, misure restrittive e variazioni del mercato spesso repentine o confusionarie.

Secondo l’ultimo report della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi (FIPE), l’applicazione del green pass, infatti, avrebbe determinato un buon 40% di ingressi in meno nei locali nei mesi più duri dell’emergenza. Un dato facilmente comparabile con la buona e generale ripresa estiva degli affari, registrata sia nel 2020 che nel 2021, quando grazie ai tavoli all’aperto è stato possibile tornare a vivere un po’ di normalità.

Con l’ingresso, dall’autunno 2021, del nuovo Super Green Pass, le cose sembrano essersi complicate ulteriormente, ma solo il tempo saprà dire quanto. Nel frattempo, sono in molti a chiedersi come stia venendo affrontata l’emergenza sanitaria in altri Paesi, dall’Europa agli Stati Uniti, se con le medesime restrizioni previste in Italia, se in modo più leggero o addirittura più duro.

Fermo restando che la gestione pandemica, da due anni a questa parte, è in continuo mutamento, da noi come altrove, possiamo in questo momento provare a tracciare una linea di comparazione sull’attuale situazione tra Italia e altri Stati, per cercare di avere un quadro generale più ampio sulla situazione e i numeri della ristorazione in Europa e nel resto del mondo.

Austria

Con oltre 6.000 casi a novembre di quest’anno, l’Austria è attualmente tra i Paesi europei più segnati dal nuovo incremento dei contagi. Un escalation che ha già portato le terapie intensive del Paese al limite, determinando l’applicazione di nuove regole e restrizioni nel tentativo di arginare i contagi.

In Austria, l’ingresso in bar e ristoranti è consentito esclusivamente a individui vaccinati o guariti dalla malattia, ed è prossima all’approvazione una legge che preveda una sorta di lockdown (permesso di uscire di casa solo per recarsi a lavoro o a fare spesa) solo per i non vaccinati, che potrebbe scattare se il numero di contagi raggiungerà il picco dei 600 ricoveri previsto entro Natale.

Bulgaria

La Bulgaria detiene il triste primato della Nazione con il più alto numero di decessi pro-capite in Europa. Un dato purtroppo dovuto alla nutrita percentuale di non vaccinati, specie tra le fasce più anziane della popolazione. Anche qui, l’ingresso a bar e ristoranti è possibile solo per i vaccinati, presentando alla eventuale richiesta di autorità o titolare, il certificato verde. Stesso discorso anche per università, hotel, cinema, teatri, palestre e, un po’ inspiegabilmente, negozi oltre i 300mq di ampiezza.

Francia

Dal 9 agosto scorso, anche per nei bar e ristoranti francesi vige l’obbligo di green pass. Una misura che, a detta delle stesse autorità locali, sarebbe necessaria a scongiurare l’applicazione di nuovi lockdown e coprifuochi.

Il Paese ha già prorogato la misura del certificato verde fino alla prossima estate (luglio 2022).

Germania

Fino ad oggi la prima potenza europea si era distinta per le sue normative tutto sommato lievi in risposta all’emergenza sanitaria. Lo scorso anno, mentre nel resto del mondo venivano gradualmente applicate le prime restrizioni in termini di movimenti e ingressi nei locali pubblici, in Germania l’uso della mascherina era obbligatorio solo al chiuso, non vi erano ancora stati coprifuoco o limitazioni di orari di chiusura per i locali e nessun obbligo vaccinale per la popolazione.

Alla fine di questo 2021, tuttavia, la Germania è alle prese con il più alto tasso di contagi del biennio, nonché con una delle più alte percentuali di non vaccinati tra la popolazione residente (34%). Fattori che stanno facendo pensare le autorità locali alla possibile applicazione di nuove misure restrittive, tra cui l’obbligo di green pass per l’ingresso a locali pubblici.

Regno Unito

La Gran Bretagna, dallo scorso anno ufficialmente fuori dall’Unione Europea, sta facendo i conti con le pesantissime ripercussioni delle nuove varianti insorte dall’inizio dell’anno, la Delta prima e l’Omicron ora. Nonostante un preoccupante picco di contagi già all’inizio della scorsa estate, proprio dovuto all’ingresso delle varianti in questione, il governo di Boris Johnson ha preferito evitare l’obbligo di certificato verde per consentire l’ingresso nei locali pubblici.

Una decisione “rimandata a settembre”, che proprio in questi giorni il premier Johnson ha dichiarato “necessaria e inevitabile”, a fronte delle gravi ripercussioni dovute alla variante sudafricana.

Spagna / Portogallo

Anche qui certificato verde – quasi – obbligatorio in entrambi i Paesi. Tra le regioni in cui l’obbligo del pass non è stato ancora istituito ufficialmente c’è la Catalogna, dove però potrebbe essere richiesto entro Natale.

Doppia certificazione per il Portogallo, dove dal 1° dicembre 2021 all’Epifania 2022 sarà richiesto anche un tampone negativo, oltre al green pass, per consentire l’ingresso in locali pubblici, eventi sportivi e ospedali.

Stati Uniti

L’applicazione di restrizioni e normative sanitarie nel Paese è stata da sempre condizionata legislazioni interne ad ogni Stato. Nell’agosto scorso, New York è stata la prima città USA a richiedere l’obbligo del certificato verde per accedere a locali pubblici. Altre importanti metropoli statunitensi lo hanno fatto e sono prossime a farlo, come San Francisco, New Orleans e Los Angeles.

Mille dollari di sanzione sono previsti in caso di mancato rispetto della normativa, che potrebbe presto essere estesa anche al resto del Paese.

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