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vino ristorazione

Alessandro Piacentini è studente di enologia presso l’Università degli Studi di Milano, ma soprattutto organizzatore di eventi e sommelier impegnato nella selezione vini per un noto ristorante stellato Michelin.

La sua intraprendenza nel cercare nuove formule per sostenere il mondo del vino italiano in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, insieme alla sua giovane età, ci hanno colpito.

Il vino italiano appassiona le generazioni più giovani, non solo del Bel Paese. Il consumo estero delle etichette italiane, infatti, è strettamente legato al segmento millennials, soprattutto al femminile. Volti nuovi, nuove idee e il progressivo cambio generazionale, saranno capaci di guidare il mondo del vino verso il futuro attraverso l’esperienza di chi ne ha fatto la storia.

Favorire l’ingresso dei più giovani rappresenta dunue un’opportunità per il settore, nonché per i giovani stessi in un Paese come l’Italia ancora troppo caratterizzato dalla fuga delle generazioni under 30.

Per questo, dopo una precedente chiacchierata con il “nostro” Stefano Galgani, abbiamo contattato Alessandro per rispondere a qualche domanda sul rapporto tra vino e ristorazione, con particolare attenzione per ciò che riguarda la costruzione di carte e la promozione di etichette in ristoranti stellati. Il tutto, insieme ad un prezioso consiglio riservato alle cantine interessate ad aprire nuove collaborazioni nel canale HoReCa di fascia alta.

Ciao Alessandro. Come inizia il tuo percorso nel mondo del vino?

Ciao a tutti. Mi chiamo Alessandro Piacentini, ho 23 anni e studio Enologia presso l’Università degli studi di Milano. Sono il titolare di Lyon Eventi, organizzazione di eventi nata in Oltrepò Pavese, Lombardia, specializzata in diversi settori, tra cui quello vitivinicolo.

Ti dirò una chicca: non nasco appassionato di vino.

Negli ultimi anni delle scuole superiori agrarie ho avuto una professoressa che mi ha trasmesso con grande entusiasmo il mondo del vino. Decido così di proseguire gli studi di laurea in campo enologico e poi di trasformare questa passione che cresce anno dopo anno in lavoro.

All’interno di Lyon Eventi, il primo evento ufficiale enologico nasce di recente, nel 2020, proprio in Oltrepò Pavese.

Sei probabilmente tra i più giovani professionisti del settore in Italia. Esiste un divario generazionale nel modo di approcciarsi al vino oggi come oggi?

Ti ringrazio per i complimenti, ma ho ancora molta strada da percorrere e parecchi panini da mangiare. Credo che ogni generazione abbia i propri usi, costumi, idee.

Sicuramente trovo gli adulti più cimentati in materia, ma nello stesso tempo nuovi giovani che amano inserirsi in questo settore.

Questo è il mondo del vino: un mondo così ampio che merita di essere raccontato a tutti. La comunicazione, come in tutte le cose, fa la differenza.

Per il giovane possono nascere molte opportunità in questo campo: non mancano le idee, manca la voglia di realizzarle.

Subito dopo la prima ondata della Pandemia hai organizzato un wine-event di grande successo. Ritieni che il mondo del vino sia cambiato a seguito dell’emergenza sanitaria?

Il Wine Tasting in Oltrepò Pavese nasce da un’esigenza, ossia ricercare la soluzione al problema. Le dinamiche del 2020 non ci consentono di organizzare gli eventi predominanti, legati allo sport e alla musica.

Il settore enologico avrei voluto coinvolgerlo diversamente, così ho deciso di effettuare delle riflessioni concrete, precise ed efficaci per risolvere il problema legato al Covid19. Ho deciso di inserire in questo progetto tre aziende Oltrepavesi, che fin da subito hanno dimostrato grande interesse e voglia di ottenere dei risultati importanti.

Così, dopo varie analisi, ho deciso di dare via ufficialmente al progetto Wine Tasting in Oltrepo: tre aziende vitivinicole si sono prestate, per sei domeniche consecutive, ad offrire un servizio di aperidegustazione con i prodotti tipici locali. Evento riservato solo su prenotazione.

Un gran risultato: oltre 500 presenze.

Sai, dirti che il mondo del vino sia cambiato a seguito della pandemia, ti direi una immensa castroneria. Il mondo degli eventi, settore in forte crisi con mancate e accurate pianificazioni, il lavoro e qualsiasi settore, oltre quello vitivinicolo, ha dovuto subire un grave stop. Il mondo del vino non è cambiato: mai si potrà paragonare un evento virtuale con il contatto umano visivo.

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Entriamo nello specifico della ristorazione. Qual è il primo consiglio che daresti ad un ristoratore che intenda oggi costruire o rinnovare la propria carta dei vini?

Sicuramente non dare per scontato quello che sta vendendo solo per nome o per apparenza. Un prodotto è da conoscere, saper spiegare, saper dare una propria opinione strutturata e tecnica, avere una visione a 360 gradi della materia.

La figura del sommelier o del conoscitore di vini è una carta allettante su cui punterei sempre per un servizio efficiente e di qualità.

Quale aspetto andrebbe oggi assolutamente rivisto nella carta vini di un ristorante stellato o di lusso?

Spesso la carta è talmente ampia che il cliente non ha mai tempo (e voglia) di leggere tutto. O conosce il prodotto ed entra nel tecnico, oppure nella maggior parte dei casi ha bisogno di consigli.

Ho avuto e ho tutt’ora la fortuna di lavorare e fare esperienza all’interno di un ristorante stellato in Oltrepò Pavese: il cliente che ha una visione enologica ha 360 gradi deve essere sempre accontentato con le giuste misure. Ecco l’importanza di un’ottima carta dei vini.

Per quanto riguarda il territorio italiano, punterei sui vitigni principali di ogni zona dividendoli per regione, valorizzando il vitigno di riferimento in base al luogo dove si trova il ristorante. Questo a mio avviso permette di diversificare un locale dall’altro dando alla carta dei vini una propria identità.

Cosa cerca, in termini di vini, in un ristorante stellato rispetto ad altri locali?

In tre parole: preparazione, qualità, ricerca della materia prima.

La carta dei vini deve rispecchiare la personalità del locale, sapendo valorizzare il prodotto che si va ad offrire. Come ho già detto precedentemente, il luogo in cui giace il locale deve saper valorizzare il territorio di cui ne fa parte.

Credi sia importante oggi aprire la carta dei vini anche ad etichette internazionali?

I vini internazionali, chiamati anche vini del nuovo mondo, hanno una caratteristica tutta propria: un aroma molto più intenso al naso che li contraddistingue. Credo sia importante avere alcune etichette internazionali per avere una carta dei vini ancora più ampia, ma non devono sostituire quella che è la politica di lavoro e la tematica territoriale.

Quali consigli daresti ad un produttore interessato ad entrare nel canale della ristorazione di fascia alta?

Il produttore tende a vendere al meglio il suo prodotto. Ritengo sempre che la quantità sia importante, poiché il denaro si conta sulla quantità. Ma la famosa qualità, spesso abbandonata, deve essere a mio avviso uno dei punti di forza del produttore.

A volte è meglio scegliere con più cura e con più selezione la giusta via. Tra produttore e ristorazione deve passare una linea sottile intermedia che possa essere vantaggiosa per entrambi: saranno molti gli aspetti da valutare. Qualità del prodotto. Poi marketing.


Segui Alessandro Piacentini anche su LinkedIn.

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