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Amarone 2016 alla prova del calice: ecco cosa dicono gli esperti

Presentata agli inizi di Febbraio l’annata 2016 di uno dei più prestigiosi vini italiani: l’Amarone della Valpolicella. Una prova del calice molto attesa in quanto frutto di un’annata difficile, che ha però saputo difendersi bene guadagnando un ottimo riscontro di critica.


Arriva finalmente sul mercato l’annata 2016 di Amarone della Valpolicella, tra i vini italiani più rinomati e preziosi, anche e soprattutto in funzione dei lunghi periodi di invecchiamento previsti da disciplinare. L’Amarone è, infatti, uno di quei vini che è possibile “dimenticare” in cantina senza problemi (anche fino a 30 anni), a patto che abbia trascorso un tempo minimo di 2 anni in botte.

Tra i fattori essenziali ad una perfetta conservazione di questo vino figurano la temperatura, compresa tra gli 11° e i 16°, il tasso di umidità ambientale, tra il 50% e 70%, il buio assoluto e la posizione della bottiglia, tale da permettere il contatto tra il vino e il tappo di sughero.

Altra particolare caratteristica relativa alla produzione di questo vino è costituita dal processo di appassimento delle uve, che può durare anche 3 o 4 mesi, riducendo del 30% il volume complessivo dei liquidi. L’arrivo sul mercato dell’annata 2016 ha destato parecchio interesse da parte degli appassionati di questo vino, che aspettavano con ansia il verdetto della critica su un vino frutto di un’annata caratterizzata da non poche difficoltà.

Amarone 2016: il giudizio degli esperti

Quella del 2015 fu un’annata osannata dalla critica. Per quella del 2016, invece, si temevano riscontri poco positivi. L’Anteprima Amarone 2016, evento organizzato dal Consorzio Vini della Valpolicella agli inizi di Febbraio ha smentito ogni incertezza.

Quello che è risultato al palato degli esperti degustatori è stato un vino dallo spettro aromatico ampio e ben bilanciato, equilibrato e dal minor residuo zuccherino rispetto all’annata precedente.

A giocare un ruolo essenziale per questo risultato un inverno freddo secco, una primavera piovosa e un’estate non particolarmente calda, sfociata in un autunno ventilato nel momento più importante per la maturazione fenolica del vino. Dettagli in grado di fare la differenza, confermando anche quest’anno i marcatori più tipici di questo vino, come frutti neri e rossi, note agrumate e speziate.

Gli esperti hanno rilevato anche una complessa struttura al palato, con buona sponda di tannini, gradevolmente accompagnata da un sorso caldo e profumato.

Secondo gli stessi responsabili del Consorzio, l’annata 2016 ha segnato “in maniera lampante la tendenza a produrre un vino con minor residuo zuccherino (al di sotto dei 4 g/l), più secco e dal pH più contenuto, alla ricerca non solo di maggiore ricchezza, ma anche di un gusto elegante e ben bilanciato”.

Perché l’Amarone costa di più (e altre domande frequenti)

Una bottiglia di Amarone si attesta solitamente su un range di prezzo circa 6-7 volte superiore rispetto a un Valpolicella classico.

Questo perché, da disciplinare, la produzione di Amarone è consentita con il solo 40% delle uve totali di un vigneto, a fronte di una vendemmia a mano effettuata da raccoglitori esperti nel selezionare integri e dal giusto grado di maturazione. Il lungo processo di appassimento delle uve incrementa il tasso alcolico e zuccherino incidendo, da un lato, in maniera positiva sul futuro bouquet del prodotto ma, dall’altro, sul volume totale dello stesso che si abbassa sensibilmente.

Infine, invecchiamento e affinamento in bottiglia. Un periodo più lungo rispetto alla media di altri vini, che richiede maggiore esperienza in materia e maggiori investimenti relativi a logistica, stoccaggio e tecnologie finalizzate ad ottenere il giusto risultato.

Queste, in soldoni anche se sarebbero molto più complesse, le ragioni per cui un Amarone è considerato tra i migliori vini italiani, e anche tra i più costosi.

Come servire e degustare un Amarone: regole generali

La corretta ossigenazione di un Amarone della Valpolicella richiede tempi più lunghi rispetto ad un qualsiasi altro vino. Solitamente è consigliato aprire la bottiglia 2 o 3 ore prima di servire. Un dettaglio essenziale alla piena degustazione di questo vino.

L’utilizzo di un decanter riduce i tempi di ossigenazione, ma per annate più vecchie questo strumento non è necessario.

L’Amarone è un vino naturalmente primo di sedimenti, dal colore chiaro e limpido, senza residui e da servire in un calice di grandi dimensioni. La temperatura di servizio è tra i 18° e i 20°. Come il Barolo, anche l‘Amarone è un vino particolarmente indicato in abbinamento a piatti di carne come selvaggina, cacciagione, brasati, formaggi stagionati, risotti invernali.

Se cerchi vini speciali prova con Esploravino

Esploravino è l’innovativo servizio di distribuzione vini per il settore HoReCa che ti offre:

  • una cantinetta informatizzata in comodato d’uso, per stoccare vini diversi sempre alla giusta temperatura e snellire i processi di fatturazione, archiviazione e conteggio delle referenze vendute o in magazzino;
  • un esclusivo servizio di reso bottiglie invendute senza costi per il cliente, con ritiro gratuito ad ogni nuova fornitura;
  • la possibilità di prendere bottiglie in conto vendita, pagando solo per quelle effettivamente vendute.

Esploravino offre inoltre ai suoi clienti un ampio assortimento di vini italiani e internazionali in costante aggiornamento, con consulenza gratuita in merito alle novità del momento, ai prodotti di tendenza e alle migliori etichette da selezionare per la costruzione di una carta dei vini davvero in grado di valorizzare il menù del locale.

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Servire vino al ristorante: regole, galateo e consigli per non sbagliare

Servire il vino in modo corretto al ristorante significa soprattutto venderlo. Mise en place dei bicchieri, descrizione del vino, apertura della bottiglia, servizio: ecco una rapida guida da tenere sempre pronta con consigli, regole e galateo per portare il vino a tavola in modo sempre impeccabile.

La figura del sommelier nella ristorazione italiana è ancora poco diffusa e legata ad un’idea di ristorazione “stellata” e per questo meno comune. La realtà e che, naturalmente, un esperto di vini incrementa la qualità del servizio del locale, ma ha certamente dei costi che non tutti i ristoratori possono permettersi.

La buona notizia, però, è che se essere un sommelier accreditato rappresenta un valore aggiunto in termini di prestigio, non è fondamentale esserlo per saper raccontare e servire correttamente il vino offerto dal proprio locale. Come sempre in questi casi, dipende dal tipo di locale, dalla selezione di vini offerti e, soprattutto, dall’abilità del personale di sala.

Esistono, tuttavia, una serie di buone pratiche da seguire per rispettare il “galateo” di servizio del vino, che prevede una serie di regole ben precise. I dettagli fanno la differenza e, per questo, per servire correttamente un vino è necessaria molta pratica e desiderio di migliorarsi fino a raggiungere un perfetto equilibrio di destrezza, capacità, comunicazione e, soprattutto, vendita.

Già, perché raccontare un vino significa principalmente questo, e la percentuale di bottiglie vendute a fine mese è sempre, inequivocabilmente e strettamente correlato all’abilità dello staff nel consigliare e indirizzare la clientela in questo senso.

Se hai già scoperto come costruire una perfetta carta dei vini per il tuo locale ecco alcune regole da ricordare per servire il vino sempre in modo perfetto.

Mise en place dei bicchieri da vino

Iniziamo dalle basi: bicchiere dritto o capovolto? Esiste un vero e proprio dibattito in merito alla questione, tra chi considera il bicchiere capovolto di eccessiva accortezza e chi, invece, lo reputa necessario per evitare contaminazioni di polvere o agenti esterni.

La soluzione, come sempre, è nel mezzo. La mise en place dei bicchieri da vino andrebbe, infatti, organizzata con i bicchieri capovolti quando il tavolo è “fermo”, ossia non vi è ancora nessuno ad occuparlo. Una volta assegnato il tavolo, voltare i bicchieri sarà premura del cameriere, poco prima che i commensali prendano posto.

L’ordinazione delle bevande ha sempre la precedenza sui piatti, anche se le due ordinazioni sono strettamente correlate. Qui sta tutta l’abilità del personale di sala nel condurre gli ospiti alla scelta del miglior vino per la tipologia di vivanda scelta. Un aspetto da non delegare mai esclusivamente al cliente.

Non occorre di certo ricordare che ogni vino ha il suo bicchiere e che se la cena prevede la degustazione di vini diversi i bicchieri andranno sostituiti di volta in volta, per non contaminare il bouquet dei singoli prodotti.

Raccontare il vino: quando farlo e come farlo senza annoiare

Anche qui esistono diverse scuole di pensiero. I puristi credono che la presentazione del vino debba avvenire con l’arrivo della bottiglia, ma se la priorità è aiutare il cliente a scegliere potrebbe essere più indicato anticipare questo passaggio al momento della scelta.

Nel farlo, approcciati al racconto del vino con estrema umiltà e spontaneità, senza pensare di dover utilizzare obbligatoriamente termini o specifiche tecniche, che potrebbero mettere in difficoltà il cliente o annoiarlo.

La sequenza corretta per presentare un vino è quella di enunciare il nome, l’eventuale cru, l’annata e il produttore. Altre informazioni, come tecniche di produzione, aneddoti, volume alcolico e simili, saranno fornite solo su esplicita richiesta del cliente.

In questo, però, non dimenticare di illustrare ai commensali perché credi che quel particolare vino sia perfetto da abbinare ai piatti scelti e lancia loro un lazo, informandoli che potranno sempre scegliere un altro vino da abbinare ai piatti a seguire.

Servizio del vino: comportamento e buone maniere

Una volta presa l’ordinazione è il momento di portare il vino in tavola. La bottiglia va servita chiusa, in un secchiello del ghiaccio per bianchi e bollicine e in nell’apposito paniere per i rossi che lo richiedono. È ammessa la presenza di polvere sulla bottiglia, quando non eccessiva, se si tratta di annate lunghe o vini riserva.

Una volta portata a tavola la bottiglia, si apre senza mai ruotarla, in modo che l’etichetta sia sempre orientata verso la clientela. Gesti rapidi, decisi e eleganti, plateali quanto basta affinché i commensali notino che la bottiglia in questione sia stappata sul momento.

Rimosso il tappo, senza sbavature, il sommelier andrà ad annusarlo sul fondo e lateralmente per individuare eventuali imperfezioni di conservazione.

Rimosso dal cavatappi, il sughero va lasciato sul vassoio di servizio a disposizione degli ospiti che volessero controllarne l’integrità, o appeso all’apposito cordino sulla bottiglia utile a questo scopo, mentre l’involucro andrà nascosto nella tasca del grembiule. Servire il vino posizionandosi alla sinistra del commensale, versando nel bicchiere a destra dello stesso, senza toccarlo e mantenendo la bottiglia dal fondo (e non dal centro), con l’etichetta sempre bene in vista.

Per un primo assaggio basta meno di un quarto del bicchiere. Una volta ricevuto l’ok del cliente si potrà provvedere a riempire i bicchieri, meno della metà per i rossi, circa un quarto per i bianchi. Per i vini rossi più strutturati, che hanno bisogno di 30-40 minuti o più di decantazione per essere degustati a pieno e eliminare eventuali sedimenti, sarà meglio utilizzare un decanter e comunicare questa particolarità al cliente.

Nel “kit” del perfetto sommelier non dovrebbe mai mancare:

  • cavatappi con coltellino per stappare il vino;
  • secchiello per ghiaccio per i vini bianchi e “paniere” per i rossi;
  • candela e accendino / fiammifero per lasciare al cliente la possibilità di verificare colore, archetti e “unghia” del vino;
  • tovagliolo, per asciugare eventuali gocce.

Ricorda inoltre di:

  • asciugare il collo, e solo il collo, delle bottiglie di bianchi da eventuali condense;
  • il ghiaccio nel secchiello dei bianchi dovrebbe sempre rispettare la proporzione dei 2/3;
  • non toccare mai i bicchieri e, se proprio necessario, farlo solo sullo stelo;
  • stappare spumanti e bollicine cercando di ridurre al massimo l’effetto esplosione, a meno che la situazione non lo richieda.

Temperatura di servizio, conservazione e selezione

Il range di temperature di servizio dei vini è molto ampia e va da un minimo di 6°/8° per bianchi e spumanti fino a 18°/20° per i rossi più corposi. Difficile non è ricordare la temperatura giusta per ogni vino (riportata, generalmente, sull’etichetta) quanto selezionare vini diversi dalla stessa temperatura di servizio e mantenerli correttamente all’interno della cantinetta.

In questo ti viene in aiuto Esploravino, il nuovo distributore di vini in Italia con un’innovativa cantinetta informatizzata per il settore HoReCa, in grado di mantenere sempre le giuste temperature di servizio e uno storico dei vini in magazzino e di quelli venduti, in modo da facilitare i processi di contabilità e logistica.

L’innovativa cantinetta Esploravino viene ceduta in comodato d’uso al ristorante, senza spese per il gestore, insieme ad un servizio continuo di bottiglie in conto vendita, che ti permette di pagare solo quelle effettivamente vendute, beneficiando di un esclusivo servizio di reso senza spese.

Con la consulenza degli esperti di Esploravino puoi costruire la carta dei vini del tuo locale in modo profittevole e sempre efficace, selezionando referenze italiane e internazionali più in voga e adatte al menù del ristorante. Contattaci subito per avere maggiori informazioni sui nostri servizi e iscriviti alla newsletter Esploravino per non perdere le principali novità di settore e tutte le news sul fantastico mondo del vino.

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Horeca

Come trasformare un bar in un wine bar specializzato

Un buon assortimento di vini è indispensabile, ma non basta. Per trasformare un “semplice” bar in un wine bar specializzato occorre innanzitutto un buon fornitore in grado di offrirti la sua consulenza, più tutta una serie di piccoli accorgimenti per attirare amanti del vino.


Poco tempo fa, su questo stesso blog, abbiamo visto cosa serve per aprire un’enoteca e la differenza tra questa e un wine bar. Oggi apriamo una piccola parentesi ricca di consigli per trasformare un bar in un wine bar specializzato.

In Italia cresce il numero di bar. A dirlo è l’ISTAT, che in una recente ricerca evidenzia come negli ultimi dieci quest’attività abbia nettamente superato il numero dei ristoranti in Italia, toccando quota 130.000 unità, con un incremento del +10%. Un successo dovuto a condizioni economiche e sociali favorevoli per lo sviluppo di questa attività e ad una maggiore alfabetizzazione del pubblico in merito a questo settore.

Ma maggiore diffusione significa anche maggiore concorrenza. Categorizzare è importante per dare un’identità riconoscibile al locale e, di conseguenza, per fidelizzare il pubblico anche quando il locale non si trova in zone di passaggio. Servono idee originali e un servizio professionale ed efficiente per metterle a punto.

In questo, l’idea di trasformare un bar in un bar specializzato in vino rappresenta una concreta occasione per distinguersi rispetto alla concorrenza. Un wine bar è essenzialmente un locale che offre principalmente vini, liquori e distillati. Un luogo dove poter degustare e acquistare vini italiani e stranieri accompagnati da un aperitivo sfizioso a base di salumi e formaggi locali, o da portate calde e fredde.

Se sei un amante dei vini e desideri aprire un wine bar Esploravino è con te: ecco una serie di consigli per stilare una selezione di prodotti ricercata, organizzare un servizio impeccabile e proporre un’offerta accattivante per la clientela.

Cerca di capire su quali vini orientati

Solitamente, la prima domanda che viene in mente è: di quante etichette ha bisogno un wine bar?

Anzitutto facciamo una distinzione tra “etichette” e numero “bottiglie”: le prime si riferiscono ad una data tipologia di vino, mentre le seconde al numero di bottiglie scelte per singola tipologia. Va da se che 300 referenze in termini di etichette e 300 in termini di bottiglie corrispondano a due valori diversi.

Ad ogni modo, proprio 300 diverse etichette di vini è il numero orientativo sul quale è solitamente basato l’assortimento di un’enoteca – tipo. Per un wine bar potrebbero esserne richieste di meno, se la strategia del locale fosse quella di offrire una selezione di vini (non meno di 150) non troppo approfondita, o maggiore qualora il locale puntasse anche a vini stranieri, distillati e liquori.

La costruzione di una carta dei vini bilanciata e ben assortita è un’operazione che richiede cura, dedizioni e perfezionamento continuo.

Generalmente, il miglior modo per non sforare è rispettare il rapporto 60-40: 60% di vini locali, 40% di etichette innovative oppure blasonate. Pensa a quale clientela desideri attrarre per capire su quale fascia prezzo di vini dedicarti. Se intendi rivolgerti anche ad un pubblico straniero e hai bisogno di consigli in merito a quali siano i vini più amati dai turisti ecco dove trovare le tue risposte.

Se invece sei titolare di una cantina e intendi aprire un wine bar all’interno della tua azienda per somministrare bevande e alimenti leggi questa pratica guida.

Rendi il bar un punto di riferimento per acquistare vino

Un wine bar riconoscibile e con un buon assortimento di etichette diventa subito un punto di riferimento nella zona per amanti del vino. Bruciare l’occasione di incrementare gli affari vendendo direttamente alla clientela le etichette in degustazione sarebbe un vero peccato.

Il wine bar diventa quindi anche una piccola enoteca, dove magari poter acquistare vino alla mescita a fronte di un investimento per l’acquisto dell’attrezzatura necessaria. Allo stesso modo puoi pensare ad un servizio di wine delivery, cioè di consegna a domicilio di bottiglie di vino: ecco qualche consiglio per iniziare.

Organizza eventi, degustazioni e aperitivi

Il successo di un wine bar è strettamente correlato alla qualità degli eventi in grado di garantirgli un continuo afflusso di pubblico. Oltre agli eventi più “classici”, come musica dal vivo, happy hour, aperitivi e simili, pensa a strategie meno battute.

Serate di cabaret dal vivo, wine tasting stagionali o a tema, veri e propri corsi di degustazione per apprendere come approcciarsi correttamente al vino, incontri con i produttori, sono tutte idee originali che incuriosiscono il pubblico.

Per comunicarle, sfrutta al meglio le possibilità offerte dal web, e in particolare da social network come Facebook e Instagram.

Segui un corso per sommelier e perfeziona il servizio

Non puoi improvvisarti dall’oggi al domani. Il mondo del vino è un settore fitto di informazioni. È importante conoscere le denominazioni, saper riconoscere i sentori di un vino, a quale temperatura servirlo, in quale bicchiere e come abbinarlo.

Se vuoi fare del vino il tuo lavoro devi viverlo e approcciarti ad esso come tale. Segui un corso per sommelier per imparare a servire e a raccontare i diversi prodotti. Un ottimo modo anche per iniziare ad orientarti nella selezione delle etichette più in linea con il tuo locale.

Trova un buon fornitore / distributore di vini

Al di là di tutto il resto, un’attività incentrata sul vino necessita di una sola cosa: un buon fornitore, puntuale e attento, con condizioni contrattuali favorevoli.

Se hai deciso di aprire un wine bar o trasformare il tuo bar in una vineria specializzata contatta gli esperti di Esploravino, l’unico distributore di vini in Italia che ti offre la possibilità di prendere bottiglie in conto vendita, pagando solo per quelle effettivamente vendute, insieme alla possibilità di fare reso delle invendute senza nessun costo aggiunto.

Grazie ad una rete di collaboratori operanti nella promozione e vendita di vini italiani e internazionali in tutto il Mondo, Esploravino ti offre anche un servizio di consulenza in merito alle migliori etichette da acquistare per il tuo locale e ai prodotti più in voga del momento.

Contatta ora il nostro servizio clienti per avere maggiori sui nostri servizi e condizioni contrattuali.

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