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Come servire spumante e vini frizzanti: galateo perfetto in 5 mosse

Le bollicine sono state senza dubbio la più frizzante (è proprio il caso di dirlo) novità del vino italiano degli ultimi anni. Una produzione salita alle stelle, con etichette di qualità sempre più alta, oggi in grado di competere anche con storici produttori di questo vino sui mercati di tutto il mondo.

Lo spumante italiano è diventato un simbolo, brand d’avanguardia e vera e propria espressione di quel Made In Italy che piace tanto al pubblico straniero, ma anche a quello del Bel Paese. Un vino ricco di espressione, nobile e delicato, perfetto per la stagione estiva e piatti della tradizione mediterranea. Non a caso il trend dei vini frizzanti ha iniziato a spopolare anche dove, solo fino a pochi anni fa, era praticamente impensabile.

Dagli aperitivi alla pizzeria, con pizzaioli alla costante ricerca di abbinamenti sempre più ricercati e originali (e con risultati strabilianti, c’è da aggiungere), la moda delle bollicine continua a crescere, trovando nuove strade per esprimersi.

Ma anche il galateo è importante. Ecco allora una pratica e veloce guida per servire spumante e vini frizzanti senza sbagliare.

1. Occhio agli sbalzi di temperatura (e alla luce!)

Per questo è importante non metterlo in congelatore per farlo raffreddare in modo più veloce. Questo processo incide direttamente sul bouquet del prodotto, facendo perdere consistenza, sentori e corpo. La temperatura ideale per questo vino è compresa tra i 6° e gli 8° (anche se alcuni preferiscono spingersi anche fino a 4°) e può essere conservato anche a temperature più alte, ma è sempre bene raffreddarlo gradualmente.

L’ideale sarebbe conservarlo in grotta o in una cantinetta a temperatura controllata tra i 10° e i 14°, obbligatoriamente a riparo dalla luce. Nonostante le bottiglie di spumante siano quasi sempre scure, per ovvie ragioni, è infatti sempre bene stockare questo vino in un luogo buio. Questo vale in generale per tutti i vini, in quanto la luce potrebbe alterarne percezione e struttura.

2. Fresco, ma non freddo

È una concezione, purtroppo, ancora molto diffusa quella che spumante e vini frizzanti debbano essere degustati “ghiacciati”. Una temperatura troppo bassa, però, ne compromette il gusto, nascondendo note olfattive e di degustazione al palato.

Per vini giovani e molto aromatici la temperatura ideale è di 6°-8° (ben al di sopra dei 2° ai quali vengono erroneamente esposti o, peggio, delle temperature sottozero dei congelatori). Per millesimati importanti è possibile anche salire qualche un po’ per servirli a 10°-12°.

3. Botto si o botto no?

Far saltare il tappo non è considerato molto “educato”. Va bene per le premiazioni di F1 e MotoGP, non certo al ristorante. Se scegliere di infrangere questa regola per celebrare un momento di autentica gioia può essere considerato tutto sommato permesso, certamente non lo è un’altra terribile abitudine: la sciabolata.

Spettacolarizzare in questo modo l’apertura di un vino al solo scopo di divertire la clientela è assolutamente ingiustificabile.

4. Il bicchiere giusto… non è il flute!

Lo so, ci addentriamo in un sentiero molto pericoloso, ma vale la pena affrontarlo. Il flute è generalmente considerato il miglior bicchiere per vini frizzanti per via della sua forma affusolata ed elegante.

In realtà, proprio per via della considerevole percentuale di anidride carbonica, questi vini andrebbero lasciati “respirare” in un bicchiere dalla forma più ampia e svasata. Una coppa è, infatti, più indicata per spumanti dolci, un calice a tulipano per vini Charmat o metodo Classico.

Al di là della forma più aperta del bicchiere, in grado di garantire lo stesso effetto visivo del perlage, senza però rinunciare alla vera essenza del vino, coppe e tulipani sono calici più indicati per il pasto rispetto al flute. Pertanto, se decidi di inserire le bollicine in abbinamento a piatti del tuo menù, rifletti a fondo su questo aspetto.

5. Galateo di apertura e servizio dello spumante

Una volta tolto dalla cantinetta, il vino va semplicemente riposto in un secchiello con ghiaccio per qualche minuto, fino a raggiungere la giusta temperatura di servizio. Per aprire la bottiglia è bene ruotarla tenendo fermo il tappo con l’altra mano, e non il contrario.

In fase di apertura, poco prima del distacco del tappo dalla bottiglia, è opportuno inclinare appena quest’ultima per permettere al gas di uscire, senza far saltare il sughero. Avvolgi a questo punto la bottiglia con un tovagliolo per evitare sgocciolature e versala tenendola con la mano sul fondo. Una volta terminato il servizio, riponi la bottiglia nel secchiello, a disposizione dei commensali.

Buona norma sarebbe anche servire il vino in bicchieri precedentemente raffreddati.

Migliori vini frizzanti e spumanti per ristoranti

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Il vino rilancia il turismo in Italia: il 48% dei visitatori sono enoturisti

È il fil rouge (ma anche “blanc” e “rosé” 😉 ) che lega lo Stivale all’insegna dell’autenticità e della tradizione. Un vero motore per l’industria del turismo, in grado di rappresentare un fortissimo incentivo nella ripresa post – Covid.


Il 2019 è stato un record per la ricettività italiana. Boom di presenze in alberghi e piccole strutture, con +7% di turisti stranieri rispetto all’anno precedente (40 miliardi di euro). Valore che, addizionato agli ulteriori 55 miliardi di euro generati dai turisti italiani in Italia rende perfettamente l’idea dell’importanza del settore nell’economia del Bel Paese.

L’emergenza Covid ha senza dubbio minato le potenzialità di un’annata, quella 2020, che si preannunciava ancora migliore, con ovvie ripercussioni sull’intero indotto. L’approssimarsi della pandemia a ridosso delle festività pasquali ha rappresentato un urto violentissimo, con incassi azzerati che graveranno pesantemente sulla media annuale.

Con la riapertura alle porte dell’estate, però, iniziano i primi segnali di ripresa. Dati Cresa / Federalberghi dell’ultimo mese parlano di un 43% di prenotazioni in più, con indici di destinati a salire a ridosso di ferragosto e, si spera, a settembre. Una luce in fondo al tunnel che, nonostante le previsioni in calo del 55% per l’intero 2020, costituisce un barlume di speranza di certo migliore dello zero assoluto registrato nei mesi precedenti.

Il dato più interessante viene dal segmento enoico e enoturistico, motore trainante del turismo 2019. Una sinergia, quella tra vino e ricettività, ancora in grado di salvare il salvabile in questo 2020 iniziato non proprio nel migliore dei modi. Lo scorso anno l’86% dei turisti nazionali e internazionali in viaggio in Italia ha partecipato ad almeno una attività legata al vino durante le proprio vacanze.

Dalle degustazioni ai piccoli eventi di settore, passando per le visite in cantina, il turismo in Italia riconosce nel vino un elemento di attrazione imprescindibile per la scoperta di un territorio.

Il vino come comune denominatore per il turismo in Italia

I dati Enit e del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo diffusi lo scorso anno confermano quanto i più gettonati trend di settore trovino nell’Italia una vocazione spontanea e diffusa.

Piccoli borghi da scoprire, passeggiate in natura, sapori autentici, attività mirate alla scoperta delle tradizioni e della cultura locale: punti di forza di un turismo non di massa, in grado di generare una long tail contraddistinta da ampia marginalità.

Per tutti questi focus, il vino costituisce un comune denominatore del cosiddetto turismo esperenziale, legato alla narrazione del territorio e alle sue peculiarità storico – culturali. A riprova del suo incredibile potenziale, il successo ottenuto dalle ultime edizioni di iniziative come Calici di Stelle, promosso dall’associazione Movimento Turismo del Vino, il format “Cantine Aperte” e le innumerevoli sinergie locali tra enti di settore e professionisti della ricettività per la promozione territoriale.

E se “diversificare” sembra essere la parola d’ordine per attrarre di più, come confermato dal presidente dell’Enit Giorgio Palmucci in una recente intervista a IlSole24Ore, farlo sfruttando il potenziale del vino italiano quale comune fattore di interesse rappresenta certamente una carta vincente.

Enoturismo in Italia: un successo tutto italiano

Sono stati oltre 14 milioni i turisti che solo nel primo trimestre 2019 hanno scelto l’Italia per esperienze legate al vino o correlate ad esso. Un trend capace di generare 2,5 miliardi di euro in soli tre mesi, triplicato nei mesi estivi con l’arrivo della bella stagione.

Regione più attrattiva, non a caso, la Toscana, con il 48% delle presenze complessive legate a questo segmento. Un dettaglio strettamente connesso alla vocazione enoica della regione che, più di tutte, ha fatto dello storytelling sul vino un vero e proprio marchio di fabbrica riconosciuto in tutto il mondo. Sul podio anche Piemonte, Trentino Alto Adige e, per il sud, la Campania, in netta ripresa rispetto alle regioni settentrionali.

La spesa media dei turisti del vino per escursioni e attività nel 2019 è stata di 85 euro, senza contare pernotti, costi di viaggio e acquisti di bottiglie, in grado di far lievitare il budget a 170 euro per persona. Un propulsore, quello del vino, capace di rivestire un ruolo trainante anche per economie collaterali.

È il caso del turismo dell’olio italiano, riscoperto e sempre più ricercato dai turisti anche grazie al wine turism, o quello di regioni che hanno trovato nei vini locali una strategia per migliorare le performance turistiche. Come nel caso della nuova Strada del Prosecco nel Conegliano Valdobbiadene, o in quello del Treno del Vino in Abruzzo, sulla storica tratta ferroviaria tra Sulmona e Isernia.

Esploravino racconta il vino italiano e le sue eccellenze

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temperatura di servizio vini
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La giusta temperatura di servizio per ogni vino

Più facile a dirsi che a farsi, specie per il vino alla mescita. La giusta temperatura di servizio esalta le qualità del vino e, al di là del servizio perfetto, esiste un’altra ragione per non sbagliare. Ecco una pratica guida da consultare all’occorrenza.


Non è solo una questione di galateo. La giusta temperatura di servizio è in grado di esaltare le qualità del vino scelto, per una degustazione in grado di esprimere a pieno le potenzialità del prodotto. Ma esiste anche un’altra ragione per non sbagliare.

Se sei titolare di un locale di ristorazione saprai certamente quanto il vino rappresenti un elemento in grado di fare la differenza nel processo di fidelizzazione della tua clientela. Quante volte capita di sentir dire “andiamo in quel ristorante, perché il vino è migliore”, anche se, naturalmente, sempre tenendo conto dell’aspetto gastronomico.

Eppure, capita talvolta che due ristoranti servano lo stesso identico vino, percepito in modi diversi nell’uno e nell’altro. Ecco, quindi, che il galateo del vino assume d’improvviso tutta la sua recondita importanza. Un dettaglio spesso dimenticato, che unito però al giusto abbinamento e una ideale temperatura di servizio si traduce in un servizio impeccabile, apprezzato dalla clientela.

Il ruolo della temperatura rappresenta uno degli aspetti fondamentali per apprezzare il vino. Ne esalta caratteristiche organolettiche, bouquet e sapore, rinforzandone alcuni aspetti e attenuandone altri. Va da sé, quindi, che “scombussolare” questo equilibrio si condizionerà a sua volta la degustazione.

Una temperatura più alta ha il compito di addolcire le note più dure, esaltando quelle morbide. Di contro, una temperatura più bassa offre al vino maggiore sapidità, che invece il calore renderebbe stucchevoli.

Vediamo allora le giuste temperature di servizio vino per vino e altre informazioni utili per servirlo e stoccarlo alla perfezione.

Una premessa prima di iniziare: le temperature descritte in questo articolo sono da considerare orientative sulla base delle diverse tipologie di vino e stimate per una temperatura esterna di 20°. Grado più o grado meno fa la differenza nella degustazione di un vino, ed è possibile che due vini dello stesso tipo (champagne metodo classico, rossi strutturati, bianchi mossi, etc.) necessitino di temperature di servizio differenti.

Controlla, per questo, sempre la scheda tecnica per essere sicuro/a di servire sempre il prodotto alla giusta temperatura.

Temperatura di servizio di spumante, champagne, prosecco

Rientrano nella categoria anche vini Franciacorta, Moscato Dolce e altre tipologie di vini mossi. La loro temperatura di servizio è 6°-8°, nonostante alcuni preferiscano “spingersi” anche fino a 4°. La scelta di scendere tanto in basso in termini di temperatura dipende dal tipo di prodotto, ma anche dal piatto in abbinamento.

Se l’idea è quella di donare maggiore freschezza al vino, magari in abbinamento con un piatto rustico come una pizza in una stagione particolarmente calda, ridurre di due gradi la temperatura potrebbe essere una buona idea. Tendenzialmente, però, quei due gradi in più consentono una maggiore morbidezza di questi vini, alla quale è davvero un peccato rinunciare.

Temperatura di servizio dei vini bianchi

All’interno della categoria esiste una ulteriore differenziazione tra vini bianchi giovani e più strutturati. Per i primi sarà meglio orientarsi su un range tra gli 8°-10°. Per i secondi, contraddistinti da un affinamento più lungo e magari in legno, la temperatura di servizio va da 10° a 12°.

Temperatura di servizio dei vini rosati

Si posizionano ad una temperatura intermedia tra bianchi e rossi in quanto, di fatto, anche il vino lo è. Un rosato, quindi, non dovrebbe rinunciare alla freschezza, mantenendo però morbidezza e sentori più marcati rispetto ai vini descritti in precedenza. La temperatura di servizio dei rosati è quindi tra i 12° e i 14°.

Temperatura di servizio dei vini rossi

Iniziamo subito sfatando un falso mito ancora, purtroppo, molto diffuso: il vino rosso non va sempre servito a temperatura ambiente.

In estate specialmente, quando le temperatura esterne sono molto alte, questa abitudine può completamente rovinare la degustazione di un prodotto, rendendolo imbevibile o troppo “pesante”.

Fatta questa premessa, facciamo le dovute distinzioni tra vini rossi giovani e più strutturati. I primi andranno serviti ad una temperatura di 14°-16°, per esaltare note floreali e fruttate. Per i secondi sarà opportuna una temperatura di 16°-18° se di media struttura, e di 18°-20° per quelli più strutturati, ricchi di tannini e caratterizzati da un maggior periodo di invecchiamento.

In questo modo andremo ad eccentuarne la morbidezza, evidenziando anche i profumi terziari e la sua persistenza.

Spingersi oltre la soglia dei 20° significherebbe esacerbare la componente alcolica, producendo il fastidioso effetto del “soffio” in gola.

Altri consigli utili per servire il vino alla giusta temperatura

Come detto, quanto riportato in queste linee guida è meramente orientativo. Il vino non è una religione, ma un mondo fatto di sperimentazioni continue che hanno spesso decretato grandi e piccoli successi. È necessario conoscere le regole per saperle infrangere e, soprattutto, comprendere che esistono eccezioni.

Esistono bianchi affinati in legno che si esprimono al meglio a 13°-14° o vini rossi, come il Lambrusco, che prediligono una temperatura di 6°. Alcuni rossi, come Pinot Nero giovane, Frappato, Dolcetto, Grignolino, Schiava e Barbera possono essere bevuti anche a temperature più basse rispetto a quelle solitamente consigliate.

Trova la tua strada ma, soprattutto, tieni sempre conto delle portate scelte, in grado di richiedere “aggiustamenti” di temperatura.

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