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Come trasformare un bar in un wine bar specializzato

Un buon assortimento di vini è indispensabile, ma non basta. Per trasformare un “semplice” bar in un wine bar specializzato occorre innanzitutto un buon fornitore in grado di offrirti la sua consulenza, più tutta una serie di piccoli accorgimenti per attirare amanti del vino.


Poco tempo fa, su questo stesso blog, abbiamo visto cosa serve per aprire un’enoteca e la differenza tra questa e un wine bar. Oggi apriamo una piccola parentesi ricca di consigli per trasformare un bar in un wine bar specializzato.

In Italia cresce il numero di bar. A dirlo è l’ISTAT, che in una recente ricerca evidenzia come negli ultimi dieci quest’attività abbia nettamente superato il numero dei ristoranti in Italia, toccando quota 130.000 unità, con un incremento del +10%. Un successo dovuto a condizioni economiche e sociali favorevoli per lo sviluppo di questa attività e ad una maggiore alfabetizzazione del pubblico in merito a questo settore.

Ma maggiore diffusione significa anche maggiore concorrenza. Categorizzare è importante per dare un’identità riconoscibile al locale e, di conseguenza, per fidelizzare il pubblico anche quando il locale non si trova in zone di passaggio. Servono idee originali e un servizio professionale ed efficiente per metterle a punto.

In questo, l’idea di trasformare un bar in un bar specializzato in vino rappresenta una concreta occasione per distinguersi rispetto alla concorrenza. Un wine bar è essenzialmente un locale che offre principalmente vini, liquori e distillati. Un luogo dove poter degustare e acquistare vini italiani e stranieri accompagnati da un aperitivo sfizioso a base di salumi e formaggi locali, o da portate calde e fredde.

Se sei un amante dei vini e desideri aprire un wine bar Esploravino è con te: ecco una serie di consigli per stilare una selezione di prodotti ricercata, organizzare un servizio impeccabile e proporre un’offerta accattivante per la clientela.

Cerca di capire su quali vini orientati

Solitamente, la prima domanda che viene in mente è: di quante etichette ha bisogno un wine bar?

Anzitutto facciamo una distinzione tra “etichette” e numero “bottiglie”: le prime si riferiscono ad una data tipologia di vino, mentre le seconde al numero di bottiglie scelte per singola tipologia. Va da se che 300 referenze in termini di etichette e 300 in termini di bottiglie corrispondano a due valori diversi.

Ad ogni modo, proprio 300 diverse etichette di vini è il numero orientativo sul quale è solitamente basato l’assortimento di un’enoteca – tipo. Per un wine bar potrebbero esserne richieste di meno, se la strategia del locale fosse quella di offrire una selezione di vini (non meno di 150) non troppo approfondita, o maggiore qualora il locale puntasse anche a vini stranieri, distillati e liquori.

La costruzione di una carta dei vini bilanciata e ben assortita è un’operazione che richiede cura, dedizioni e perfezionamento continuo.

Generalmente, il miglior modo per non sforare è rispettare il rapporto 60-40: 60% di vini locali, 40% di etichette innovative oppure blasonate. Pensa a quale clientela desideri attrarre per capire su quale fascia prezzo di vini dedicarti. Se intendi rivolgerti anche ad un pubblico straniero e hai bisogno di consigli in merito a quali siano i vini più amati dai turisti ecco dove trovare le tue risposte.

Se invece sei titolare di una cantina e intendi aprire un wine bar all’interno della tua azienda per somministrare bevande e alimenti leggi questa pratica guida.

Rendi il bar un punto di riferimento per acquistare vino

Un wine bar riconoscibile e con un buon assortimento di etichette diventa subito un punto di riferimento nella zona per amanti del vino. Bruciare l’occasione di incrementare gli affari vendendo direttamente alla clientela le etichette in degustazione sarebbe un vero peccato.

Il wine bar diventa quindi anche una piccola enoteca, dove magari poter acquistare vino alla mescita a fronte di un investimento per l’acquisto dell’attrezzatura necessaria. Allo stesso modo puoi pensare ad un servizio di wine delivery, cioè di consegna a domicilio di bottiglie di vino: ecco qualche consiglio per iniziare.

Organizza eventi, degustazioni e aperitivi

Il successo di un wine bar è strettamente correlato alla qualità degli eventi in grado di garantirgli un continuo afflusso di pubblico. Oltre agli eventi più “classici”, come musica dal vivo, happy hour, aperitivi e simili, pensa a strategie meno battute.

Serate di cabaret dal vivo, wine tasting stagionali o a tema, veri e propri corsi di degustazione per apprendere come approcciarsi correttamente al vino, incontri con i produttori, sono tutte idee originali che incuriosiscono il pubblico.

Per comunicarle, sfrutta al meglio le possibilità offerte dal web, e in particolare da social network come Facebook e Instagram.

Segui un corso per sommelier e perfeziona il servizio

Non puoi improvvisarti dall’oggi al domani. Il mondo del vino è un settore fitto di informazioni. È importante conoscere le denominazioni, saper riconoscere i sentori di un vino, a quale temperatura servirlo, in quale bicchiere e come abbinarlo.

Se vuoi fare del vino il tuo lavoro devi viverlo e approcciarti ad esso come tale. Segui un corso per sommelier per imparare a servire e a raccontare i diversi prodotti. Un ottimo modo anche per iniziare ad orientarti nella selezione delle etichette più in linea con il tuo locale.

Trova un buon fornitore / distributore di vini

Al di là di tutto il resto, un’attività incentrata sul vino necessita di una sola cosa: un buon fornitore, puntuale e attento, con condizioni contrattuali favorevoli.

Se hai deciso di aprire un wine bar o trasformare il tuo bar in una vineria specializzata contatta gli esperti di Esploravino, l’unico distributore di vini in Italia che ti offre la possibilità di prendere bottiglie in conto vendita, pagando solo per quelle effettivamente vendute, insieme alla possibilità di fare reso delle invendute senza nessun costo aggiunto.

Grazie ad una rete di collaboratori operanti nella promozione e vendita di vini italiani e internazionali in tutto il Mondo, Esploravino ti offre anche un servizio di consulenza in merito alle migliori etichette da acquistare per il tuo locale e ai prodotti più in voga del momento.

Contatta ora il nostro servizio clienti per avere maggiori sui nostri servizi e condizioni contrattuali.

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Aprire un’enoteca: cosa serve e quanto costa (Parte I)

Quali documenti servono e quanto costa aprire un’enoteca, quante e quali varietà di vini vendere e quali sono i guadagni di un’enoteca “tipo”: ecco tutto quello che c’è da sapere per aprire un’enoteca.

Aprire un’enoteca rappresenta un’alternativa potenzialmente più economica rispetto ad un locale di ristorazione. Se sei un amante o un esperto di vini e stai seriamente valutando di dedicarti a questo business ecco alcune informazioni utili per iniziare ad orientarti.

Per prima cosa è necessario fare una piccola ma fondamentale precisazione: esiste una precisa differenza tra enoteca e wine bar. La prima è un’attività specializzata nella vendita al dettaglio di vini, distillati e liquori, con una selezione di prodotti molto più ampia e ricercata rispetto ad un normale negozio.

La seconda è, invece, un’attività simile, ma che prevede la possibilità di somministrare i vini in vendita, accompagnati da menù, stuzzicherie e pietanze calde o fredde.

Servizi differenti significano costi e burocrazia differenti, più o meno economica a seconda dei casi, come vedremo meglio in seguito. Fatta questa premessa iniziamo a vedere nello specifico cosa serve per aprire un’enoteca, vineria e wine bar, quali sono i costi iniziali, come trovare fornitori e come promuovere al meglio l’attività.

Aprire un’enoteca: cosa serve

Come detto, per enoteca si intende una rivendita di vini e altre bevande alcoliche con un’offerta di vini italiani e internazionali ben selezionata e assortita. La prima cosa da fare per aprire un’enoteca è stilare un business plan, un documento utile a stabilire costi, target e possibili rendite, focalizzando obiettivi a medio e lungo termine.

Per farlo puoi rivolgerti ad un professionista, consulente commerciale o di impresa, o provare da solo scaricando uno dei moltissimi modelli di business plan online e gratuiti reperibili in rete.

La compilazione di un business plan per enoteche dovrebbe sempre comprendere:

  • una valutazione dei costi per aprire e condurre l’attività (costi iniziali, affitti, eventuali lavori edili, acquisto di attrezzature e prodotti, arredamento e ogni altra spesa necessaria);
  • lo studio della migliore location, da individuare in funzione del target scelto (selezionato per età, potere economico, traffico nella zona e simili);
  • la redazione di “buyer personas”, tre o quattro profili di clienti-tipo, fondamentale per focalizzare la clientela che si desidera attrarre;
  • un prospetto degli obiettivi principali da raggiungere a stretto, medio e lungo termine.

Quest’ultimo punto, in particolare, ti aiuterà a capire se l’acquisto di una determinata attrezzatura è necessaria e può essere effettuato subito o in un secondo momento, prevedendo lo spazio per realizzarla.

Un esempio pratico: se l’idea è quella di aprire un’enoteca che offra anche la vendita di vino sfuso potresti incorrere in un problema di liquidità iniziale per l’acquisto delle botti da spillatura o del materiale necessario alla vendita di vino alla mescita. Con la redazione di un business plan potrai pertanto istituire l’apertura del punto vendita come primo obiettivo immediato, e l’implementazione del servizio di vendita alla mescita a medio o lungo periodo, in base al tempo necessario per reperire la copertura economica necessaria all’investimento.

Costi e documenti per aprire un’enoteca

L’avvio di un’enoteca è soggetta ad apertura di una SCIA presso l’ufficio preposto del comune di pertinenza. Il costo dell’apertura di una SCIA per attività commerciali dipende dalle imposte locali, che vanno comunque da un minimo di 250 euro ad un massimo di 1.000 euro circa.

Tuttavia, questi importi potrebbero variare qualora siano previsti costi addizionali di marche da bollo e altre spese burocratiche richieste dagli uffici competenti.

Sarà inoltre necessaria l’apertura di una partita IVA con relativa comunicazione alla Camera di Commercio, e l’individuazione di un codice ATECO per il commercio al dettaglio di bevande da non consumare sul posto (solitamente il codice assegnato è il 47.25.00).

È possibile aprire una partita IVA a regime forfettario (con aliquota al 15% anziché del 22%) per l’avvio di questo tipo di commercio, purché i ricavi non superino un fatturato annuo pari a 65.000 euro.

Il costo per aprire un’enoteca è mediamente quello di 30-40.000 euro, tenendo conto delle spese medie iniziali e di un primo assortimento di circa 300 etichette del valore di circa 150.000 euro.

Una stima molto approssimativa, sulla quale è però possibile iniziare a farsi un’idea, tenendo presente che vini di qualità maggiore faranno, naturalmente, lievitare il prezzo.

Aprire un wine bar: enoteca con somministrazione di cibi e bevande

Diverso è il caso in cui si intenda aprire una vineria che preveda la possibilità di somministrare cibi e bevande. In questo caso, oltre ai documenti appena citati, sarà necessario essere in possesso di un diploma alberghiero, o dimostrare di avere un’esperienza minima di due anni nel medesimo campo o nella ristorazione, a fronte di un regolare contratto.

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In alternativa, è possibile seguire un corso SAB, di durata e costo differente in base alla regione di residenza e di apertura del locale. Un corso SAB da 120 ore, comprensivo di esame finale, si attesta mediamente su un costo di 600 euro, mentre uno “agevolato” di 42 settimane va dai 300 euro a salire.

In alcune regioni, il costo di questi corsi può arrivare anche fino a 900 euro, ed è pertanto necessario prevederli in anticipo nel business plan, se si decide di perseguire la strategia del wine bar. Insieme alla SAB, è obbligatorio acquisire un certificato HACCP per apprendere il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza necessarie a servire cibi e bevande al pubblico a norma di legge.

Il costo di un wine bar, maggiore rispetto a quello di un’enoteca, si aggira sui 70-80.000 euro, a fronte di maggiori spese di acquisto e certificazione di attrezzature per la preparazione o manipolazione dei cibi da somministrare.

È possibile aprire un’enoteca per poi trasformarla in un wine bar una volta avviata con profitto? Certo, l’importante è fare tutto a norma di legge.

Aprire un’enoteca / wine bar: come trovare i fornitori

Rappresenta uno degli aspetti più importanti, sia che sia intenzionato ad aprire un’enoteca o un wine bar. Entrambe le attività sono incentrate sull’assortimento e sulla qualità dei prodotti venduti, siano essi vini italiani e stranieri, liquori o distillati, ed è pertanto fondamentale scegliere un fornitore affidabile, puntuale e con ottime condizioni contrattuali.

Se stai cercando un fornitore di vini per la tua attività scopri i vantaggi di Esploravino: il primo distributore di vini in Italia che ti offre la possibilità di prendere bottiglie in conto vendita, pagando solo per quelle effettivamente vendute!

Il servizio di reso prodotti è garantito senza costi per il cliente, ritirando direttamente le bottiglie invendute dal punto vendita.

Grazie a una solida rete commerciale e ad un giro di collaboratori operanti in tutta la filiera del settore vitivinicolo, il catalogo Esploravino si compone di un ampio assortimento di etichette italiane e internazionali in costante aggiornamento. Esploravino, inoltre, riserva ai suoi clienti un servizio di consulenza esclusivo relativo ai vini più richiesti dal mercato, per proporre ai tuoi clienti una selezione di prodotti sempre nuova.

Contatta il nostro servizio clienti per avere maggiori informazioni su offerte e servizi Esploravino, e iscriviti alla newsletter per non perdere i nuovi articoli su come aprire un’enoteca o wine bar (nella prossima puntata: quanti e quali vini scegliere per un wine bar e quanto guadagna un’enoteca e finanziamenti per enoteche e wine bar).

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Un nuovo anno di-vino: aggiornare la carta dei vini e vini di tendenza 2020

Nuovo anno, nuovi sapori! Mantenere aggiornata la carta dei vini del tuo ristorante è una strategia vincente e molto importante. Ecco qualche consiglio per farlo in modo efficace e una stima dei vini di tendenza di del 2020.


Si è chiuso con risvolti interessanti l’ultimo rapporto Qualevita di Federvini relativo ai numeri del vino italiano 2019. Prestazioni in ascesa sia in Italia che all’estero, con un valore complessivo del settore che sale di 100.000 euro rispetto all’anno precedente.

Dati che trovano conferma anche nell’analisi divulgata dall’Osservatorio Nomisma Wine Monitor durate il Wine2Wine, evento di formazione e networking in collaborazione con Vinitaly. Entrambi gli studi parlano di un pubblico italiano sempre più alfabetizzato sul tema, ormai definitivamente votato al bere bene, anche spendendo qualcosina in più.

Cresce inoltre la formazione del pubblico straniero, con i turisti sempre più amanti del vino italiano e nuovi Paesi interessati all’importazione di vino italiano, come Polonia, Corea del Sud, Giappone, oltre ai canonici capofila del settore: Cina, Stati Uniti e Russia.

Il consumo di vino italiano cresce anche in Germania, dove sono preferiti i bianchi fermi e le bollicine, mentre cala nel Regno Unito, dove gli effetti della Brexit iniziano a farsi sentire. Questo a testimonianza di una sempre maggiore consapevolezza anche del pubblico straniero relativa alle varietà di vini italiani e ai loro abbinamenti.

Se hai un ristorante o rivendita di vini è lampante quanto sia fondamentale mantenere una carta dei vini sempre aggiornata. Per costruire una carta dei vini perfettamente bilanciata, che possa contenere al tempo stesso novità per il pubblico locale e il giusto numero di prodotti di importazione, occorre tempo e dedizione.

Se hai bisogno di sapere come costruire una perfetta carta dei vini puoi leggere questo articolo. Se invece l’hai già fatto vediamo allora quali saranno i vini italiani di tendenza nel 2020 secondo le previsioni di Nomisma Wine Monitor che devi assolutamente conoscere per aggiornare la tua carta dei vini nell’anno venturo!

Il Prosecco supererà lo Champagne

Secondo un’indagine dell’agenzia di ricerca IWSR la crescita di bollicine, compreso lo champagne, raggiungerà quota +8,6% nel 2020, per un totale di quasi 3 miliardi di bottiglie a livello globale.

Ma ciò che più importa è che l’italianissimo prosecco potrebbe battere quest’anno il suo rivale di sempre, lo champagne, in termini di consumo. La popolarità del prosecco italiano è stata un percorso promosso da sinergie che hanno portato le colline di Conegliano e Valdobbiadene ad acquisire persino un riconoscimento UNESCO.

Ormai da qualche anno il prosecco ha guadagnato terreno su tutti i mercati internazionali, iniziando ad essere quotato in borsa e sempre più conosciuto al grande pubblico. Ed è proprio quest’ultimo a considerarlo sempre più conveniente rispetto al prodotto francese, non solo in termini di prezzo medio a bottiglia, ma anche per il quotidiano consumo a tavola.

D’altronde, com’è ormai noto, le bollicine italiane non hanno nulla da invidiare a prodotti più blasonati, e le loro performance a livello internazionale sembrano ormai confermarlo.

Vini vegani, biologici, organici e biodinamici

Il 2019 è stato l’anno che ha definitivamente consacrato la sensibilizzazione sui temi ambientali a livello globale. L’elezione della piccola Greta Thumberg a “Persona dell’Anno” sulla copertina del Time evidenzia perfettamente questo concetto. Della sempre maggiore sensibilizzazione sul tema del plastic-free ha beneficiato un indotto sempre più incentrato su prodotti sostenibili e eco-compatibili in ogni settore, e in particolar modo in quello alimentare.

Sempre più diffusi i cibi bio, vegan e a filiera corta, che spopolano ormai dagli scaffali della grande distribuzione fino ai menù dei locali di ristorazione. In quest’ottica, non potevano mancare i vini, la cui produzione di vini vegani, biodinamici e biologici schizza ad uno stellare +35%, nonostante per i primi manchi ancora una reale certificazione in grado di riconoscerli e commercializzarli a dovere.

Immancabili quindi in una carta dei vini 2020, dove una selezione di etichette ritagliate su questi standard farà sicuramente bene agli affari.

Vini arancioni e Low ABV: i nuovi trend che fanno impazzire il pubblico

Tra le novità di tendenza del 2020 troviamo i vini “Low ABV”, ovvero vini dalla gradazione alcolica più bassa (tra i 6° e gli 8,5°). Un prodotto preferito in particolar modo dai più giovani, che possono in questo modo avvicinarsi in maniera più “dolce” al consumo di vino, ma anche da chi è più sensibile agli effetti dell’alcool o attento a mantenere una dieta sana.

Inoltre, il 2020 sarà ufficialmente l’anno di debutto dei “vini arancioni” al Vinitaly. Si tratta di vini ottenuti da una prolungata macerazione delle bucce di uve bianche, che conferisce al prodotto una colorazione più scura e ambrata. Il consumo di orange wine, fino ad oggi appannaggio quasi esclusivo del mercato americano, ha da qualche tempo iniziato ad interessare anche il pubblico italiano, insieme alla riscoperta di uno dei principali vini francesi: il Cabernet Franc, oggi molto gettonato, soprattutto nel nord Italia.

Vini di tendenza 2020: come sceglierli e dove trovarli

Selezionare le etichette gradite al pubblico, in linea con il proprio menù e con un buon rapporto qualità-prezzo è frutto di un’esperienza per quale è necessaria una vita intera. Se non hai a disposizione tutto questo tempo corri ai ripari affidandoti agli esperti di Esploravino: il nuovo fornitore di vini per il settore Ho.Re.Ca che ti offre un innovativo servizio di consulenza e selezione dei migliori vini per il tuo locale, insieme ad una cantinetta informatizzata in comodato d’uso per gestirli all’interno del tuo locale.

A differenza di quasi tutti i fornitori, Esploravino ti offre la possibilità di prendere i vini in conto vendita, pagando solo le bottiglie che effettivamente venderai, insieme ad un servizio di reso del prodotto senza costi aggiuntivi.

Contattaci per avere maggiori informazioni sui nostri servizi.

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