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Guida per ristoratori: 5 strategie per guadagnare sul vino

C’è bisogno di certezze in questo 2020 iniziato non proprio nel migliore dei modi. Specie nella ristorazione, tra i settori più colpiti dall’emergenza Coronavirus insieme al comparto turistico, la cui ripresa stenta a ingranare a pieno ritmo a causa di molteplici difficoltà.

Proprio per questo, tempo fa ti abbiamo parlato di come rivedere spending review e altre strategie per ottimizzare l’asset del tuo locale. Oggi torniamo a focalizzarci su ciò di cui siamo più esperti: il vino nella ristorazione.

Già, perché proprio il vino rappresenta mediamente un terzo degli introiti di un ristorante, con un ruolo determinante nella marginalità di fine mese. Al di là di un corretto wine cost è però indispensabile saper vendere il prodotto e spesso sotto questo aspetto ci si perde in un bicchiere d’acqua.

Se il tuo ristorante non sta guadagnando in modo concreto sul vino forse stai sbagliando qualcosa. Ecco 5 regole essenziali per correggere il tiro.

1. La selezione delle etichette è fondamentale

È, di questi tempi, anche il loro revisione. Il perché è presto detto: una ricerca quinquennale dell’Università di Guelph, in Canada, ha evidenziato come l’80% della marginalità sul vino per un ristorante provenga mediamente dal 20% delle etichette presenti sulla carta.

Un fattore non da poco, specie al giorno d’oggi, con l’eco dell’epidemia che ha costretto professionisti della ristorazione a rivedere strategie e piani di lavoro. E se per il cibo la soluzione è stata semplificare le proposte in menù, alla ricerca di un equilibrio tra qualità e prezzi (detta proprio in soldoni), per il vino è necessaria altrettanta accortezza.

Abbinamenti, margine, versatilità del prodotto su proposte diverse, territorialità, prezzo al pubblico: tutti fattori che incidono fortemente nella scelta di un prodotto. Anche in questo caso semplificare è essenziale.

Inutile presentare una carta dei vini con centinaia di referenze diverse se a trainare sono tipologie di vini specifiche e ben evidenti. Meglio concentrarsi sulla migliore selezione di quest’ultimi.

2. Crea una carta equilibrata

Non esiste un numero di vini ottimali, ma esiste un sistema proporzionale per aiutarti nella scelta. È quello del “60-40”, cioè di una carta composta dal 60% di vini locali o di piccoli produttori e del restante 40% di etichette note e blasonate.

Questo ci porta direttamente al punto successivo:

3. Raccontare il vino nel modo giusto

Ogni vino ha una storia da raccontare. Farlo nel modo giusto significa coinvolgere, appassionare e… vendere. Esistono molti modi per raccontare un vino, uno solo per farlo alla perfezione: con umiltà.

Scadere in eccessivi tecnicismi avrà solo l’effetto di annoiare il pubblico. Certo, è importante saper descrivere un bouquet nel modo corretto, utilizzare il giusto lessico, conoscere le differenze nelle tecniche di produzione o affinamento, ma non per questo sarà necessario esibirle. A meno che non sia il cliente a chiederle.

Ciò che è davvero importante è utilizzare il giusto galateo e illustrare in modo semplice e empatico (bada bene, non “simpatico”, ma nel modo più giusto a seconda dei casi) perché il vino scelto sia il migliore in abbinamento con le tue portate.

4. Scrivere una carta che fa vendere

La carta dei vini non è solo una “lista”, ma un vero e proprio strumento di marketing. Per questo, il suo layout grafico, le informazioni in essa contenute, il tipo di carta e ogni altro piccolo dettaglio relativo alla sua fruizione dovrebbero essere curati con estrema cura.

All’interno della carta puoi suggerire con quale piatto abbinare i vini inseriti, raccontare un po’ dell’etichetta o del territorio da cui proviene, della cantina di produzione e ogni altra informazione utile ad incuriosire o affezionare il cliente al prodotto.

È ancora troppo diffusa la convinzione che una carta dei vini piena zeppa di sole referenze basti di per sé ad attirare l’attenzione. Il risultato più comune, e di certo più plausibile, è semplicemente quello che nessuno la leggerà se al suo interno troverà solo una incomprensibile sequela di sterili denominazioni.

Rendi la carta alla portata del pubblico, o meglio, del tuo pubblico, restando in target nella scelta del tono di voce per comunicare, delle informazioni da inserire, del contesto grafico da utilizzare.

5. Fai tesoro della consulenza di professionisti

Il vino è un universo in costante mutazione. Si adatta ai cambiamenti della società, riflettendone gli umori, i trend, la filosofia. Chi aveva mai sentito parlare di vini vegani, naturali, biodinamici o biologici prima che questi valori spopolassero negli ultimi anni?

Mantenere aggiornata la tua carta seguendo i principali trend del vino ti permette di restare competitivo e di intercettare sempre l’interesse del tuo pubblico.

Un ristoratore non può certamente seguire tutte le novità del suo settore, veloci e in costante aggiornamento. Essenziale è quindi affidarsi anche all’esperienza di fornitori in grado di suggerirti i prodotti più nuovi e interessanti sul mercato.

Come Esploravino, l’innovativo servizio di distribuzione vini per ristoranti composto da un team di professionisti impegnato nella promozione e vendita di vini italiani e internazionali su scala globale. Un occhio sempre aggiornato sulle novità di settore, per costruire la tua carta dei vini in modo accurato e sempre sul pezzo.

Scopri i vantaggi del nostro servizio di conto vendita e reso gratuito per ristoratori, e iscriviti alla newsletter Esploravino per ricevere, solo quando serve davvero, le novità più interessanti sul mondo del vino e i suoi protagonisti.

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Il vino rilancia il turismo in Italia: il 48% dei visitatori sono enoturisti

È il fil rouge (ma anche “blanc” e “rosé” 😉 ) che lega lo Stivale all’insegna dell’autenticità e della tradizione. Un vero motore per l’industria del turismo, in grado di rappresentare un fortissimo incentivo nella ripresa post – Covid.


Il 2019 è stato un record per la ricettività italiana. Boom di presenze in alberghi e piccole strutture, con +7% di turisti stranieri rispetto all’anno precedente (40 miliardi di euro). Valore che, addizionato agli ulteriori 55 miliardi di euro generati dai turisti italiani in Italia rende perfettamente l’idea dell’importanza del settore nell’economia del Bel Paese.

L’emergenza Covid ha senza dubbio minato le potenzialità di un’annata, quella 2020, che si preannunciava ancora migliore, con ovvie ripercussioni sull’intero indotto. L’approssimarsi della pandemia a ridosso delle festività pasquali ha rappresentato un urto violentissimo, con incassi azzerati che graveranno pesantemente sulla media annuale.

Con la riapertura alle porte dell’estate, però, iniziano i primi segnali di ripresa. Dati Cresa / Federalberghi dell’ultimo mese parlano di un 43% di prenotazioni in più, con indici di destinati a salire a ridosso di ferragosto e, si spera, a settembre. Una luce in fondo al tunnel che, nonostante le previsioni in calo del 55% per l’intero 2020, costituisce un barlume di speranza di certo migliore dello zero assoluto registrato nei mesi precedenti.

Il dato più interessante viene dal segmento enoico e enoturistico, motore trainante del turismo 2019. Una sinergia, quella tra vino e ricettività, ancora in grado di salvare il salvabile in questo 2020 iniziato non proprio nel migliore dei modi. Lo scorso anno l’86% dei turisti nazionali e internazionali in viaggio in Italia ha partecipato ad almeno una attività legata al vino durante le proprio vacanze.

Dalle degustazioni ai piccoli eventi di settore, passando per le visite in cantina, il turismo in Italia riconosce nel vino un elemento di attrazione imprescindibile per la scoperta di un territorio.

Il vino come comune denominatore per il turismo in Italia

I dati Enit e del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo diffusi lo scorso anno confermano quanto i più gettonati trend di settore trovino nell’Italia una vocazione spontanea e diffusa.

Piccoli borghi da scoprire, passeggiate in natura, sapori autentici, attività mirate alla scoperta delle tradizioni e della cultura locale: punti di forza di un turismo non di massa, in grado di generare una long tail contraddistinta da ampia marginalità.

Per tutti questi focus, il vino costituisce un comune denominatore del cosiddetto turismo esperenziale, legato alla narrazione del territorio e alle sue peculiarità storico – culturali. A riprova del suo incredibile potenziale, il successo ottenuto dalle ultime edizioni di iniziative come Calici di Stelle, promosso dall’associazione Movimento Turismo del Vino, il format “Cantine Aperte” e le innumerevoli sinergie locali tra enti di settore e professionisti della ricettività per la promozione territoriale.

E se “diversificare” sembra essere la parola d’ordine per attrarre di più, come confermato dal presidente dell’Enit Giorgio Palmucci in una recente intervista a IlSole24Ore, farlo sfruttando il potenziale del vino italiano quale comune fattore di interesse rappresenta certamente una carta vincente.

Enoturismo in Italia: un successo tutto italiano

Sono stati oltre 14 milioni i turisti che solo nel primo trimestre 2019 hanno scelto l’Italia per esperienze legate al vino o correlate ad esso. Un trend capace di generare 2,5 miliardi di euro in soli tre mesi, triplicato nei mesi estivi con l’arrivo della bella stagione.

Regione più attrattiva, non a caso, la Toscana, con il 48% delle presenze complessive legate a questo segmento. Un dettaglio strettamente connesso alla vocazione enoica della regione che, più di tutte, ha fatto dello storytelling sul vino un vero e proprio marchio di fabbrica riconosciuto in tutto il mondo. Sul podio anche Piemonte, Trentino Alto Adige e, per il sud, la Campania, in netta ripresa rispetto alle regioni settentrionali.

La spesa media dei turisti del vino per escursioni e attività nel 2019 è stata di 85 euro, senza contare pernotti, costi di viaggio e acquisti di bottiglie, in grado di far lievitare il budget a 170 euro per persona. Un propulsore, quello del vino, capace di rivestire un ruolo trainante anche per economie collaterali.

È il caso del turismo dell’olio italiano, riscoperto e sempre più ricercato dai turisti anche grazie al wine turism, o quello di regioni che hanno trovato nei vini locali una strategia per migliorare le performance turistiche. Come nel caso della nuova Strada del Prosecco nel Conegliano Valdobbiadene, o in quello del Treno del Vino in Abruzzo, sulla storica tratta ferroviaria tra Sulmona e Isernia.

Esploravino racconta il vino italiano e le sue eccellenze

Raccontare il vino italiano e le sue eccellenze è la mission della nostra start-up. Abbiamo scelto di farlo offrendo ai nostri clienti un servizio di distribuzione vini delle migliori cantine italiane, riservato al settore HoReCa.

Il tutto in conto vendita e con possibilità di effettuare reso gratuito di referenze invendute, per supportare il settore della ristorazione e della ricettività in un momento tanto delicato per il nostro Paese.

Scopri di più sui nostri prodotti in catalogo e scrivici per avere maggiori informazioni sui nostri referenti nella tua zona!

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Se non guadagni sul vino forse stai sbagliando qualcosa: cosa rivedere

Perché una corretta selezione di vini è fondamentale per un ristorante, specie in tempo di crisi: come scegliere i vini migliori e quali sono i distributori di vini per ristoranti con le migliori clausole contrattuali.


Il mondo del vino è cambiato radicalmente nel corso di pochissimi anni. È cambiato il modo di approcciarsi a questo prodotto, la sua filosofia, i metodi di produzione e con questi, naturalmente, il suo ruolo all’interno della ristorazione.

Facciamo insieme un salto temporale per tornare con la mente ad appena una cinquantina d’anni fa. Il vino servito nelle trattorie fuori porta o nei ristoranti di quartiere era quasi sempre alla mescita, acquistato dal contadino o dalla cantina sociale e in tre semplici varianti: bianco, rosso e, talvolta, rosato.

In quei fantastici locali, fatti di tavoli apparecchiati con tovaglie a quadri bianchi e rossi sotto pergolati di vite, piatti rustici di cucina locale e tanto buonumore, il vino aveva quasi una funzione “accessoria”. C’era perché imprescindibile, era quasi sempre un “buon vino” (o meglio, la nostalgia di quegli anni ce lo fa ricordare tale!) ma non necessitava di una vera selezione o assortimento.

Torniamo ora ai nostri giorni. Molto è cambiato da allora. Le trattorie di campagna sono diventate locali ambiti, quelli di quartiere ristoranti stellati. L’offerta culinaria si è arricchita di proposte più moderne e elaborate e lo stesso pubblico è divenuto più attento, specie nei confronti di intolleranze, diete, scelta degli ingredienti, abbinamenti e assortimento.

Anche il vino è evoluto, con una sempre maggiore alfabetizzazione del pubblico sul tema. A crescere esponenzialmente non è stata solo la varietà di prodotti (chi, infatti, al tempo di quelle famigerate trattorie, aveva mai sentito parlare di sparkling, orange wine, vini vegani, etc.) ma anche la qualità.

La produzione ha adottato nuove tecnologie, la distribuzione ha aperto le porte all’export, proiettando il vino italiano su scala internazionale, con strategie in grado di trasformarlo in un brand conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Ad oggi, il vino riveste un ruolo chiave nel lavoro di professionisti e operatori del settore HoReCa, rappresentando circa 1/3 degli introiti mensili di un ristorante. Se questo rapporto non viene raggiunto a fine mese nel bilancio del tuo locale, significa che è ancora possibile migliorare, diversificando le referenze nella carta dei vini, ricalcolando il wine cost dei prodotti o rivedendo fornitori e condizioni contrattuali per l’acquisto dei vini.

Carta dei vini in tempo di crisi: rinnovarla per essere competitivi

In un certo senso potremmo dire che il vino rappresenta una cartina tornasole della società. Non a caso, trend come quello dei vini vegani, naturali o biodinamici hanno iniziato a prendere piede insieme all’ascesa di prodotti alimentari dello stesso tipo sul mercato. Il vino, quindi, riflette le tendenze del momento e richiede, per questo, un’attenta selezione e rinnovamento continuo.

In un’epoca di grandi incertezze, come quella che stiamo vivendo, provata dallo stallo post-Covid, è naturale che anche il rapporto tra pubblico e vino cambi, e ha già iniziato a farlo. I mesi di lockdown, tra le altre cose, hanno spinto l’acceleratore sull’acquisto di vino online, scombussolando le carte in tavola.

Le performance dei principali siti di settore, infatti, sono salite anche del +500% in città come Roma, Milano e Torino ma, com’è ovvio, alcuni parametri sono profondamente mutati.

Fino alla fine del 2019, acquistare vino online era appannaggio di una nicchia di mercato, concentrata quasi esclusivamente su prodotti di pregio, come Barolo, Amarone, Brunello. L’ingresso del grande pubblico ha, sì, dettato un forte incremento nel numero di conversioni, ma allo stesso tempo anche un netto calo del valore medio di acquisto.

Nel giro di pochi giorni si è passati da transazioni medie del valore di 50€ a bottiglia ad un range attestato sulle 20€. Sintomo di quanto la qualità rappresenti ancora un fattore fondamentale per il pubblico, ma anche il prezzo giochi un ruolo altrettanto determinante.

Una carta dei vini efficace, quindi, dovrebbe oggi tenere conto di questo dettaglio. Se sei un ristoratore, rivedi la carta sotto una luce nuova, chiedendoti: rispecchia davvero ciò che cercano i miei clienti?

Per farlo hai due strade. Eccole in dettaglio.

Wine Cost: il giusto margine per restare competitivi

Abbassare o diminuire i prezzi di portate e bevande rappresenta l’annosa questione con la quale ogni ristoratore si sta misurando. Impensabile alzare restando competitivi, impossibile diminuire e far fronte alle nuove spese per sanificazione, distanziamento e areazione.

Che fare?

Inizia col rivedere proposte culinarie e selezione di etichette, avvalendoti della consulenza di un fornitore esperto che abbia il polso anche dei tuoi competitor (se sei in cerca di idee, sfoglia il catalogo Esploravino 😉 )

Sfrutta l’occasione per rinnovarti e cercare una quadra con lo sviluppo di nuove promozioni, senza dimenticare l’importanza di applicare scientificamente le formule di wine cost per un giusto ricarico sul prodotto.

Rivedi il piano fornitori valutando nuove proposte commerciali

Noi di Esploravino lo abbiamo fatto, studiando una formula per distribuire vini italiani e internazionali a bar e ristoranti in un’ottica orientata sulle esigenze degli imprenditori.

Non chiediamo esclusiva: ciò significa che puoi acquistare i nostri prodotti in catalogo senza rinunciare al tuo fornitore storico o alla cantina della tua zona.

Per il nostro servizio di distribuzione vini abbiamo scelto la formula del conto vendita, senza pagamento immediato delle referenze, con possibilità di effettuare reso gratuito di bottiglie invendute, per agevolare i nostri clienti.

Per maggiori informazioni scrivici senza impegno e iscriviti alla newsletter Esploravino per ricevere (solo quando serve davvero) promozioni e novità sui vini italiani e esteri. Per una carta dei vini sempre sul pezzo, in grado di incrementare gli incassi.

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