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Esploravino On Tour – Il calendario di Giugno

Nuovo mese, nuovi eventi per brindare con la selezione vini di Esploravino, Giugno mese estivo pieno di eventi, ti aspettiamo per una nuova serie di serate e degustazioni dedicate agli appassionati del buon cibo e dell’ottimo vino.

Prendi nota e prenota!

Il calendario di Giugno

  • Giovedi 9 Giugno : Loft 68 ” La Vie en rose” degustazione vini – via di Vicofaro 6/8 Pistoia
  • Mercoledi 15 Giugno : Mix Bistrò “Aperivino” Via degli Olmi Sesto Fiorentino – Firenze
  • Giovedi 16 Giugno : Star’s Cafè “Champagne sotto i portici” – Bologna
  • Mercoledì 22 Giugno : Bar Barbour “Degustazione” selezione vini Esploravino – Cuneo
  • Mercoledi 29 Giugno : Star’s Cafè “L’aperitivo sotto i portici” – Bologna
  • Giovedi 30 Giugno : Kandisky 2.0 “Aperitivo del Marinaio” – Via Calatafimi, 23/b, La Spezia

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fornitori bevande ristoranti
Horeca

Scegliere il fornitore di vini per il tuo ristorante: 5 aspetti che non possono mancare

La scelta dei fornitori rappresenta uno dei fattori più importanti per un locale di ristorazione. Prezzo delle materie prime, assortimento del catalogo, puntualità nella consegna e altre condizioni contrattuali costituiscono – non solo – un vantaggio o svantaggio in termini diretti per il bilancio dell’attività, ma qualcosa in grado di fare la differenza a lungo termine.

Molto spesso in questo blog abbiamo parlato di fornitori di vini per la ristorazione, scoprendo perché è importante affidarsi a questi partner per costruire una carta dei vini che fa vendere e, più in generale, perché il fornitore di vini è il miglior alleato del locale (e non è quindi da sottovalutare).

In questo nuovo articolo vediamo 5 aspetti fondamentali che non possono mancare in un fornitore di vini per la ristorazione, in grado di determinare in che mani ci stiamo affidando.

1 – Presenza di sommelier

Per definirsi realmente tale, un fornitore di vini dovrebbe sempre avere nel proprio staff uno o più sommelier. Professionisti del vino in grado di comprendere il prodotto a 360°, con un know-how completo, non solo su denominazioni e / o provenienza delle etichette, ma anche su tecniche di produzione, abbinamenti, valore e tanti altri irrinunciabili aspetti.

L’odierna ristorazione è un settore sempre più specializzato, all’interno del quale la professionalità richiesta non è mai abbastanza. Chiedere la medesima professionalità anche al resto dell’indotto, dai fornitori di materie prime ad altri collaboratori del locale, è fondamentale.

Inoltre, se inserire un sommelier nello staff di sala è appannaggio quasi esclusivo di locali blasonati, acquisire un professionista di questo tipo esternamente, grazie alla fornitura vini del ristorante, vuol dire prendere due piccioni con una fava.

2 – Consulenza, consulenza e consulenza

Che non significa solo: “ho questo nuovo prodotto in saldo, te lo metto in ordine?”. Se il distributore di vini si limita a presentare il catalogo, caricare l’ordine e consegnarlo è poco più di un semplice corriere. E in quel caso, fidati, conviene rivolgersi a chi le consegne le fa di mestiere.

Un fornitore di vini per ristoranti è tale se è in grado di offrire la propria consulenza in modo approfondito.

Quali sono i vini di tendenza quest’anno? Perché questo vino è migliore per il mio menù? Quali abbinamenti posso proporre?

E, soprattutto: se le bottiglie non girano, perché accade? Quest’ultimo punto si colloca perfettamente a metà tra il precedente, cioè la necessità di un sommelier, e il successivo, ovvero:

3 – Vino in conto vendita per ristoranti

Il mondo della ristorazione è cambiato dopo il Covid. Sembra una frase fatta, ma chi opera in questo settore sa quanto, purtroppo, sia drammaticamente vero. Gli ultimi due anni ci hanno insegnato molto, anche lezioni che non avremmo voluto apprendere.

Abbiamo imparato a non dare nulla per scontato, l’importanza di operare in modo articolato e multicanale e, soprattutto, l’importanza di metterci in gioco. Quest’ultimo concetto si traduce nella capacità di rivedere le proprie certezze e, con queste, le proprie strategie.

E se lo hanno fatto i ristoratori, i fornitori non possono esimersi da fare altrettanto. Una prima mossa in questo senso è stata la più diffusa applicazione del conto vendita su molteplici prodotti, a cominciare dalle bevande. Una formula non più solo conveniente, ma quant’anche necessaria per molti locali.

Una formula, a dirla tutta, neanche troppo innovativa, ma sulla quale si è tornato a lavorare spazzando via anche gli ultimi pregiudizi che ancora troppo spesso l’accompagnavano, in quanto vantaggiosa per i clienti finali.

4 – Reso gratuito

Anche in questo caso, sembra di scoperchiare un vaso di Pandora. Molti distributori non sono abituati a vedersi recapitare resi. Vendono le bottiglie e, una volta incassato l’assegno, sta al ristoratore far quadrare i conti.

Se si tratta, ovviamente, di una pratica legittima, è anche vero che non è più molto concorrenziale. Ad oggi, valutare se un fornitore di vini è conveniente e professionale oppure no significa anche vagliare quanto è disposto a mettersi in gioco insieme alla sua clientela. E in questo il reso gratuito, insieme al conto vendita, rappresentano due fattori essenziali.

5 – Creare sinergie

Come detto, un servizio di fornitura vini per la ristorazione non è un semplice servizio di consegna delle referenze in ordine. Il fornitore di vini è uno dei migliori alleati del locale, e deve per questo concepire quest’ultimo come parte di esso. In che modo? Mettendo in gioco le proprie competenze, ascoltando i bisogni del cliente e quelli del mercato, rivedendo le proprie strategie e, soprattutto, sviluppando sinergie.

Dalla “semplice” consulenza per la costruzione condivisa di una carta dei vini equilibrata e perfettamente intonata la menù, all’organizzazione di eventi di promozione, quando necessario, per condividere informazioni sui prodotti con la clientela del locale.

Troppo? Noi lo abbiamo fatto.

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Esploravino è il nuovo servizio di distribuzione vini per professionisti della ristorazione, enoteche e wine bar che ti garantisce sempre le migliori etichette italiane in conto vendita e al prezzo più concorrenziale sul mercato!

Il nostro staff è costituito da professionisti del vino e sommelier, con competenze specifiche del prodotto e grande interesse nel collaborare con attività di somministrazione e ristorazione per la selezione di etichette perfettamente in linea con le esigenze del locale.

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covid locali pubblici
Horeca

Restrizioni e green pass per bar e ristoranti: è obbligatorio anche in altri Paesi?

In piena quarta ondata e alle porte della stagione invernale, l’emergenza Covid è tornata pesantemente a far sentire la propria presenza in Europa e nel resto del mondo. Crescono i contagi e, con loro, misure e strategie per arginarli, a cominciare dall’applicazione – più o meno diffusa – del certificato verde per l’ingresso in locali pubblici.

Una questione che in Italia, negli ultimi due anni, ha condizionato a fasi alterne il lavoro di ristoratori e titolari di attività di somministrazione, alle prese nuove regole, normative, misure restrittive e variazioni del mercato spesso repentine o confusionarie.

Secondo l’ultimo report della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi (FIPE), l’applicazione del green pass, infatti, avrebbe determinato un buon 40% di ingressi in meno nei locali nei mesi più duri dell’emergenza. Un dato facilmente comparabile con la buona e generale ripresa estiva degli affari, registrata sia nel 2020 che nel 2021, quando grazie ai tavoli all’aperto è stato possibile tornare a vivere un po’ di normalità.

Con l’ingresso, dall’autunno 2021, del nuovo Super Green Pass, le cose sembrano essersi complicate ulteriormente, ma solo il tempo saprà dire quanto. Nel frattempo, sono in molti a chiedersi come stia venendo affrontata l’emergenza sanitaria in altri Paesi, dall’Europa agli Stati Uniti, se con le medesime restrizioni previste in Italia, se in modo più leggero o addirittura più duro.

Fermo restando che la gestione pandemica, da due anni a questa parte, è in continuo mutamento, da noi come altrove, possiamo in questo momento provare a tracciare una linea di comparazione sull’attuale situazione tra Italia e altri Stati, per cercare di avere un quadro generale più ampio sulla situazione e i numeri della ristorazione in Europa e nel resto del mondo.

Austria

Con oltre 6.000 casi a novembre di quest’anno, l’Austria è attualmente tra i Paesi europei più segnati dal nuovo incremento dei contagi. Un escalation che ha già portato le terapie intensive del Paese al limite, determinando l’applicazione di nuove regole e restrizioni nel tentativo di arginare i contagi.

In Austria, l’ingresso in bar e ristoranti è consentito esclusivamente a individui vaccinati o guariti dalla malattia, ed è prossima all’approvazione una legge che preveda una sorta di lockdown (permesso di uscire di casa solo per recarsi a lavoro o a fare spesa) solo per i non vaccinati, che potrebbe scattare se il numero di contagi raggiungerà il picco dei 600 ricoveri previsto entro Natale.

Bulgaria

La Bulgaria detiene il triste primato della Nazione con il più alto numero di decessi pro-capite in Europa. Un dato purtroppo dovuto alla nutrita percentuale di non vaccinati, specie tra le fasce più anziane della popolazione. Anche qui, l’ingresso a bar e ristoranti è possibile solo per i vaccinati, presentando alla eventuale richiesta di autorità o titolare, il certificato verde. Stesso discorso anche per università, hotel, cinema, teatri, palestre e, un po’ inspiegabilmente, negozi oltre i 300mq di ampiezza.

Francia

Dal 9 agosto scorso, anche per nei bar e ristoranti francesi vige l’obbligo di green pass. Una misura che, a detta delle stesse autorità locali, sarebbe necessaria a scongiurare l’applicazione di nuovi lockdown e coprifuochi.

Il Paese ha già prorogato la misura del certificato verde fino alla prossima estate (luglio 2022).

Germania

Fino ad oggi la prima potenza europea si era distinta per le sue normative tutto sommato lievi in risposta all’emergenza sanitaria. Lo scorso anno, mentre nel resto del mondo venivano gradualmente applicate le prime restrizioni in termini di movimenti e ingressi nei locali pubblici, in Germania l’uso della mascherina era obbligatorio solo al chiuso, non vi erano ancora stati coprifuoco o limitazioni di orari di chiusura per i locali e nessun obbligo vaccinale per la popolazione.

Alla fine di questo 2021, tuttavia, la Germania è alle prese con il più alto tasso di contagi del biennio, nonché con una delle più alte percentuali di non vaccinati tra la popolazione residente (34%). Fattori che stanno facendo pensare le autorità locali alla possibile applicazione di nuove misure restrittive, tra cui l’obbligo di green pass per l’ingresso a locali pubblici.

Regno Unito

La Gran Bretagna, dallo scorso anno ufficialmente fuori dall’Unione Europea, sta facendo i conti con le pesantissime ripercussioni delle nuove varianti insorte dall’inizio dell’anno, la Delta prima e l’Omicron ora. Nonostante un preoccupante picco di contagi già all’inizio della scorsa estate, proprio dovuto all’ingresso delle varianti in questione, il governo di Boris Johnson ha preferito evitare l’obbligo di certificato verde per consentire l’ingresso nei locali pubblici.

Una decisione “rimandata a settembre”, che proprio in questi giorni il premier Johnson ha dichiarato “necessaria e inevitabile”, a fronte delle gravi ripercussioni dovute alla variante sudafricana.

Spagna / Portogallo

Anche qui certificato verde – quasi – obbligatorio in entrambi i Paesi. Tra le regioni in cui l’obbligo del pass non è stato ancora istituito ufficialmente c’è la Catalogna, dove però potrebbe essere richiesto entro Natale.

Doppia certificazione per il Portogallo, dove dal 1° dicembre 2021 all’Epifania 2022 sarà richiesto anche un tampone negativo, oltre al green pass, per consentire l’ingresso in locali pubblici, eventi sportivi e ospedali.

Stati Uniti

L’applicazione di restrizioni e normative sanitarie nel Paese è stata da sempre condizionata legislazioni interne ad ogni Stato. Nell’agosto scorso, New York è stata la prima città USA a richiedere l’obbligo del certificato verde per accedere a locali pubblici. Altre importanti metropoli statunitensi lo hanno fatto e sono prossime a farlo, come San Francisco, New Orleans e Los Angeles.

Mille dollari di sanzione sono previsti in caso di mancato rispetto della normativa, che potrebbe presto essere estesa anche al resto del Paese.

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